Testamento biologico, scuola pubblica, diritti civili


By Adelaide - Posted on 10 marzo 2011

Sinistra Ecologia Libertà di Prato aderisce alla manifestazione nazionale di sabato 12 marzo a difesa della Costituzione, della Scuola Pubblica e della laicità dello Stato. E’ sarà in piazza San Francesco a Prato, con il Comitato Prato! Se non ora, quando?

 

 

 volantino 12 marzo.

Prato 10 marzo ’11

Nessuno, a meno che le circostanze lo costringano, ha voglia di pensare alla fine della vita. Tanto meno si desidera immaginare una fine difficile, piena di sofferenze, magari senza più autonomia e coscienza di sè. Si spera tutti quanti in un’uscita indolore improvvisa e magari inconsapevole. E si ha ben chiaro, non potendo scegliere cosa ci toccherà, di non voler soffrire comunque oltre ogni limite: se si dovesse essere trascinati dalle terapie e dalle tecniche in una via crucis insostenibile e dolorosissima ognuno vorrebbe poter dire qual è il limite, il proprio limite, oltre il quale la sopravvivenza non è più vita. Quando si parla di testamento biologico, la questione è tutta qui: sulla propria vita, quando non c’è più speranza ma solo il buco nero della sofferenza, non c’è un’autorità superiore a quella di ognuno di noi. Naturalmente chi vive credendo che la propria vita appartenga a Dio ha il diritto di affidarsi, per l’ultima parola, al medico, al sacerdote o alle tecniche anche più estreme. Perchè lo sceglie, non perchè lo dice una legge votata da un gruppo di parlamentari che decidono per tutti. Così come devono poter scegliere quelli che non credono oppure credono in un Dio che non passa per l’idratazione e l’alimentazione forzata. Quasi ovunque nel nostro continente funziona così, la scelta è nelle mani di ciascuno, attraverso il testamento biologico, e va rispettata. In Italia, anche in Italia, bisogna portare rispetto per chi soffre e rimettere a quella volontà la possibilità di scegliere.

Nella Scuola di tutti, quella statale, operano in piena libertà culturale, docenti di diversa formazione e provenienza culturale, i quali non “inculcano valori”, ma educano, istruendo e trasmettendo saperi disciplinari, con l’unico orizzonte valoriale che accomuna tutti: quello contenuto nella prima parte della Costituzione italiana, dove sono definiti i Principi Fondamentali su cui si fonda la Repubblica democratica. I docenti migliori sono quelli che sanno accogliere le diversità, mettersi in discussione, confrontarsi collegialmente, senza nascondere le proprie idee, ma anche senza imporle come verità assolute a colleghi e alunni. Nella scuola di stato, quella aperta a tutti, c’è posto, laicamente, per opinioni, idee e anche fedi diverse. Niente è assoluto, se non il valore dell’uguaglianza dei cittadini e la loro” pari dignità, sociale di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali” (art.3). Poiché “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”(art. 33) ogni docente sa che non deve trasmettere certezze dogmatiche. La conoscenza è aperta a tutte le possibili scoperte. Apprendere deve voler dire anche mettere in crisi precedenti certezze perché è così che si cresce, senza paura di confrontarsi con il nuovo e il non ancora conosciuto. Una buona scuola aiuta bambini e adolescenti a confrontarsi con idee e culture diverse, a incontrare altre narrazioni e miti fondanti diversi da quelli della cultura a cui si appartiene, a trovare, attraverso lo studio e la ricerca, nuove e sempre più efficaci risposte alle domande che la complessità del mondo richiede. I docenti e le docenti migliori sono quelle e quelli che, senza nascondere le proprie convinzioni, operano con onestà intellettuale, confrontandosi con chi la pensa in modo diverso e ponendo le proprie opinioni come risposte possibili e personali, ma mai assolute. Tutto ciò è possibile nella scuola pubblica e soltanto nella scuola pubblica poiché non condizionata, come la privata, da consigli di amministrazione e organizzazioni di stampo aziendale e quindi condizionata da impostazioni ideologiche.

 L’affermazione dei diritti di cittadinanza per tutti e l’universalità dei diritti fondamentali – così come sono chiaramente riaffermati nella stessa Carta dei Diritti dell’Unione Europea – comporta la conquista piena dell’accesso certo ed efficace alla tutela della salute, all’istruzione e alla cultura, la realizzazione piena delle pari opportunità, la sconfitta di ogni forma di razzismo, di xenofobia, di omofobia, di antisemitismo, di discriminazione culturale e religiosa. Dobbiamo difendere ed estendere i diritti della persona, riconoscendo il principio che la vita è di chi la vive (testamento biologico). Gli stili di vita, le scelte procreative, gli orientamenti sessuali vanno rispettati e riconosciuti. L’attuale legge sulla procreazione assistita deve essere abrogata, le unioni civili omosessuali o eterosessuali vanno riconosciutecosì come si deve rendere possibile l’adozione per le coppie di fatto e singoli. La laicità è un cardine della democraticità delle istituzioni ma anche dei diritti dei cittadini.

P.SEL Prato
La Coordinatrice
Nicoletta Anna De Angelis