Resoconto completo del 1° congresso di SEL Prato
Relazione portavoce uscente Nicoletta Anna De Angelis
Perché Sinistra Ecologia Libertà:
Con questo congresso il movimento di donne e uomini di sinistra che si sono riconosciuti, nella Provincia pratese come nel resto d’Italia, nel progetto politico riconducibile prima a Sinistra e Libertà e poi a Sinistra Ecologia Libertà si impegna nella costituzione di un soggetto politico nuovo per ambizione e visione.
I principi fondamentali su cui si fonderà il partito sono la pace e la non violenza, il lavoro e la giustizia sociale, il sapere e la riconversione ecologica dell’economia e della società. Infatti il recente «tsunami finanziario» ha dimostrato che il modello sociale capitalistico della «prosperità ora e per sempre» ha i contorni sfumati del miraggio.
L'«accumulazione del capitale» e il capitalismo non possono sopravvivere senza le economie «non capitalistiche»: esso è in grado di progredire, seguendo i propri princìpi, fintanto che vi sono «terre vergini» aperte all'espansione e allo sfruttamento; ma non appena le conquista per poterle sfruttare, le priva della loro verginità precapitalistica e così facendo esaurisce le fonti del proprio nutrimento. Il capitalismo è, in sostanza, un sistema parassitario. Come tutti i parassiti, può prosperare per un certo periodo quando trova un organismo ancora non sfruttato del quale nutrirsi. Ma non può farlo senza danneggiare l'ospite, distruggendo quindi, prima o poi, le condizioni della sua prosperità o addirittura della sua sopravvivenza. Lo tsunami finanziario è stato determinato dall’aggressione del capitalismo allo spazio del mercato determinato dal credito. Ha scommesso ed investito sulla capacità, ovvero incapacità, di indebitamento dei cittadini o di coloro che, utilizzando un lessico caro alla destra, vivono la dimensione del consumatore quale unica forma di identificazione di sé. La destra, cinghia di trasmissione del panzer capitalistico, è riuscita a raccontare la favola oscura la cui morale consiste nella trasformazione della libertà in un infinito acquisto di status symbol. L’individuo, finora commerciante al dettaglio, vive l’obbligo di partecipazione passiva alla vita del centro commerciale globale, vendendo e comprando ogni tipo di merce, anche quelle non negoziabili. In assenza di regole certe e democraticamente condivise, ha preso il sopravvento quell’unica esecrabile: la libertà predatoria cara alle civiltà preistoriche. Se la destra si è impegnata a frantumare le relazioni riassumendole nel carattere mercantilistico delle stesse e si è prodigata nella produzione del debito individuale come fonte di sviluppo del capitalismo, la sinistra si è data la missione, finora di retroguardia e difensiva, di temperare la subordinazione dell’individuo all’economia capitalistica parassitaria e dell’economia alla finanza. Nella prospettiva della destra anche la politica diventa mercato, mercato elettorale e quindi di favori, scambi occulti, posizionamenti strategici afinalistici se vigesse una logica del bene comune. Una politica mercantile e maschilista dove il “femminile” è complemento d’arredo, narcisismo fallocratico e ostentazione, allusione e benefit. Oltremodo regressiva è anche la fascinazione di una regolamentazione del diritto di accesso alla cittadinanza, alla formazione, al lavoro legata alla stirpe, all’etnia e all’occupazione generazionale della terra. La criminalizzazione degli immigrati, nelle forme di uno Stato che non è più di diritto ma che risulta avvezzo alla procedura penale verso l’altro, ha infatti una duplice funzione: da un lato si colpevolizzano essendo il regolatore, al ribasso, del costo del lavoro; dall’altro divengono il capro espiatorio di qualsiasi psicosi sociale di qualsiasi crisi. Il mercato dei lavori atipici ha infine colpito l’ultima delle speranze. L’espulsione delle giovani generazioni dalla costruzione di un proprio futuro, appurato che la precarietà del presente diviene la trama della vita, annulla l’ipotesi di costituzione di una comunità fondata sul sogno e sulla novità di prospettiva. La destra mercantilistica indica vie e soluzioni individuali a problemi collettivi, mette i giovani in competizione reciproca, abbassa l’asticella del diritto e contiene i costi della produzione liberando guadagni insensati e abnormi a chi la prospettiva l’ha nel ricordo piuttosto che nel sogno. C’è infine, nel mondo costruito dalla destra, il tentativo di colpevolizzare le vittime delle stratificazioni del non lavoro, della cassa integrazione e del licenziamento. Lo smottamento dei ceti medi verso le sabbie mobili dell’incertezza diventa monito e minaccia, un invito a chinare la testa di fronte al padrone, al contrario di come Di Vittorio, nel secolo scorso, insegnò a non fare ai suoi braccianti. Le proposte di produzione nucleare, la trivellazione adriatica alla ricerca di un filo di gas, la riduzione dei finanziamenti a sostegno della produzione di energia eco-compatibile sono la dissipazione irreparabile di vita, scienza e civiltà che si consuma nell’oltraggio e nell’aggressione mercificante alla natura.
Dalla lotta a tutto ciò, proponendo un modello di società fondato su sviluppo e diritto al benessere collettivo, parte la costruzione del senso e del bisogno di sinistra. Non la sinistra delle biografie intellettuali ingiallite e invecchiate nella penombra di un riformismo tanto caro agli amici democratici, ma la sinistra che raccoglie e trasforma le istanze di libertà e di eguaglianza di un popolo da coinvolgere nella costruzione di una società non dogmatica, libera e plurale. Sinistra Ecologia Libertà apre il cantiere guardando a sinistra, a tutta quella sinistra che avrà l’ambizione di essere plurale ed unitaria, libera da folli rincorse all’autosufficienza di parti di essa, consapevole che i luoghi che costruiremo non hanno la presunzione di essere predeterminati e definitivi.
L’identità e il progetto di Sinistra Ecologia Libertà:
Con il congresso fondativo Sel si struttura come soggetto politico nuovo. Tutto il percorso fin qui compiuto ha permesso l’instaurarsi di relazioni che, internamente al partito allo stato nascente ed esternamente al movimento per la sinistra, continueranno a svilupparsi indipendentemente alla struttura partito che ci stiamo dando. Sono e saranno relazioni con il popolo che, culturalmente di sinistra e libertario, condivide principi fondamentali quali il lavoro e l’eguaglianza, la democrazia partecipata, la giustizia sociale, la diffusione libera del sapere, la riconversione ecologica dell’economia ed il mutamento della società anche tramite l’agire di governo.
La forma di merce con la quale è forgiata la realtà è il totem che non ha riguardato il nostro agire politico, il nostro modo di vivere la dimensione del collettivo che vogliamo individuare nella sua forma organizzativa di comunità. Al totem della merce opponiamo il tabù della guerra e del profitto fondato sullo sfruttamento del lavoro e del consumo indotto. Sinistra Ecologia Libertà dovrà lavorare per la costruzione di una comunità locale e globale in cui venga condiviso un nuovo vocabolario in cui i beni comuni dell’umanità, non disponibili per interessi privatistici e speculativi, siano messi al riparo dall’egoismo e dall’avidità. I beni comuni naturali quali l’aria, l’acqua, i boschi debbono mantenere la loro naturale capacità di garantire l’accesso generale; i prodotti derivanti dalla ricerca scientifica, che deve rimanere libera da condizionamenti moralistici e di mercato, dovranno essere patrimonio dell’umanità e la cura sanitaria e la formazione scolastica non potranno essere delegati a soggetti che non siano pubblici poiché il diritto alla salute e il diritto alla conoscenza non sono beni che possano produrre profitto secondo le note logiche di mercato. Il mercato non è infatti in grado di costruire una libertà attiva fondata sulla ragione, atta a fungere da criterio di scelta e da guida per l’azione, una libertà che sappia coraggiosamente incidere sulla realtà ed elaborare (concettualmente e concretamente) il significato di bene comune. Dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo si presenta come un dogma, come il paradigma economico vincente perché privo di alternative reali e praticabili. Ne è derivata una progressiva erosione della politica a vantaggio dell’economia. Ma è di fatto illusoria l'idea della presenza di una maggiore libertà individuale nella nostra società: l'effetto principale del neo liberismo infatti è stato quello di trasformare il cittadino politico in semplice consumatore che fa dell’omologazione la frontiera del nulla e dell’alterità un pericolo tale da dover essere costretta nelle gabbie dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Anche i poveri, insieme agli stranieri, sono spesso criminalizzati secondo i riti della ben nota mitologia del capro espiatorio. L’ansia collettiva, in attesa di trovare una minaccia tangibile contro cui manifestarsi, si mobilita contro un nemico qualunque. Lo straniero viene identificato con il criminale che insidia l’incolumità personale dei cittadini e i politici di destra sfruttano questo disagio a fini elettorali.
Sinistra Ecologia Libertà considera, invece, l’eterogeneità ed il multiculturalismo i meccanismi su cui costruire progetti concreti di società e civiltà. Avversa qualsiasi forma di omofobia quale attacco alla libertà di espressione e di sentire di tutti e non un problema che riguardi una fascia di popolazione. L’omofobia, come per altro il razzismo, è una forma di negazione dell’umanità. È il tentativo di creare categorie al solo fine di offendere, denigrare, colpire, punire e controllare, in sintesi l’ulteriore tassello per la produzione di un modello di convivenza escludente ovvero l’esatta antitesi della realtà che vogliamo. La diffusione del pensiero unico si articola in infinite declinazioni della proibizione: la libertà che richiamiamo nel nostro simbolo è libertà di espressione di sé, della propria affettività, della propria sessualità, della propria sensibilità. L’attacco omofobico, per via culturale e mediatica ma sempre più spesso fisica e violenta, deve trovare la nostra ferma opposizione poiché la riduzione di un diritto fondamentale non è un problema di alcuni ma il castigo di tutti. Il nostro partito non può prescindere da tale fermezza. Come ferma dovrà essere la nostra posizione sul modello di partito stesso.
Sinistra Ecologia Libertà: il partito del nuovo che dialoga con la città
I partiti attuali sembrano l’esatto rovescio dei luoghi di condivisione e di solidarietà su cui la politica dovrebbe fondarsi. Il finire della prima repubblica e la seconda repubblica che appare prossima alla fine ci consegnano un’immagine di partito che si definisce tramite immagini vuote ma oscuramente colorate dalle trame di potere. I cittadini e i lavoratori vivono tra triste adattamento, disincanto e fievole protesta.
Le politiche neoliberiste degli ultimi vent'anni hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale, esaltando la libertà dell'individuo a scapito della dimensione collettiva. Ma una simile libertà, basata sull'assenza di limiti, sul disinteresse al bene comune e sul conformismo, è in realtà illusoria per la sua sudditanza ai modelli e ai consumi imposti dal mercato, e ha come conseguenza l'aumento dell'impotenza collettiva e la rabbia verso l’alterità al primo accenno di crisi economica. Da qui deriva la tormentosa sfiducia esistenziale che ha caratterizzato il risultato delle ultime elezioni amministrative. E non è servito a molto il tentativo del governo della città di concentrare questa inquietudine sul solo tema della sicurezza personale. Si fa sempre più urgente, piuttosto, la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo. La politica, con uno slogan, deve ritrovare il suo spazio. Uno spazio che sia aperto, senza infingimenti, alle pluralità che compongono la sinistra cittadina. Qui potremo tornare a interrogarci e confrontarci. Qui potremmo renderci conto che le sofferenze private potranno essere finalmente pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici.
Anche per questo Sinistra Ecologia Libertà appare, a Prato, come soggetto politico che nasce radicalmente controcorrente, cioè portatore di buona politica, di una riforma della politica. Fatti e movimenti politici vivi e innovativi continuano a nascere in piazza, sottoforma di comitati e assemblee permanenti, e sul Web. A questi occorre guardare assumendo la posizione dell’ascolto, fornendo loro l’agibilità politica che possiamo garantire tramite gli assessori e i consiglieri comunali che ci rappresentano sul territorio, trasformando le istanze in proposte, in azione politica, in lotta ed in espressione democratica. Anche sul nostro territorio dobbiamo trasformare le nostre relazioni in forme organizzative inusuali e vitali, sul modello delle “Fabbriche di Nichi”, per dare spazio ad una delle più significative novità della politica italiana, spesso partecipata attivamente da persone, da giovani, alla prima esperienza di impegno civico, svincolati da una logica immediatamente legata alla sfera politico-istituzionale.
I rapporti con gli altri partiti della coalizione debbono essere improntati sulla complementarietà e sulla reciprocità. Non possiamo permetterci di rincorrere i nostri alleati sul proprio campo d’azione ma dovremo sforzarci di proporre le nostre istanze, le nostre domande di equità e giustizia. Né possiamo appoggiare, su un piano intellettuale, quelle logiche che portano ad accreditare un qualsiasi candidato ad una qualsiasi funzione politica utilizzando l’argomento delle buone relazioni che lo stesso ha con il mondo dell’imprenditoria piuttosto che con i commercianti, gli operai o gli artigiani. Un tale argomento denota almeno due elementi che occorre sottolineare per segnalare l’atteggiamento che, invece, SEL non potrà adottare. Sostenere la validità di un qualsiasi candidato per la qualità delle relazioni che lo stesso ha, significa sminuire la portata sociale e relazionale che un partito può e deve avere. Quando contano più le persone dei programmi, delle idee, della visione, allora la portata delle politica, spazio di elaborazione e azione, si riconduce al mantenimento di equilibri personalistici. Un partito deve invece poter parlare a tutti e con tutti, indipendentemente da chi lo rappresenta. Il secondo elemento che si denota ha, se possibile, ancora più forza nel replicare modelli politici da superare. Infatti crediamo che una qualsiasi pratica politica debba accogliere il metodo della condivisione, programmatica e strategica, quale garanzia del corretto funzionamento del modello democratico. Condividere ed elaborare in maniera orizzontale non può coniugarsi con la cultura dell’accordo trovato, o strappato, nelle stanze della politica a cui accedono in pochi. Crediamo che tra i compiti di SEL ci sia quello di allargare la base della discussione politica della sinistra. Occorre coinvolgere i cittadini in una visione collettiva e non trovare grimaldelli relazionali e personalistici richiamandosi ad un rapporto stretto con i poteri forti del governo della città. La città è dei cittadini e non delle relazioni ristrette. Occorre, per tanto, allearsi coi precari, con le donne escluse dal mercato del lavoro, con l’immigrato che vive la propria marginalità a partire dalla solitudine sul lavoro o nella ricerca di una casa. Nella coalizione candidata al governo della città, dei comuni e della provincia, dovrà trovare spazio l’idea di costruzione di un programma che non sia partorito da un gruppo di superesperti chiuso in una stanza. Sarebbe un´esperienza fallimentare. Il programma non può essere l´affannosa ricerca di un minimo comune denominatore in un´alleanza. Deve essere un grande processo democratico, alla ricerca del vocabolario, delle parole-chiave del popolo del centrosinistra.
Questa visione è stata una dei motori che ha dato il via alla mozione sull’acqua pubblica presentata da una nostra consigliera a Poggio a Caiano, per altro protagonista della raccolta di più di 300 firme a sostegno del referendum per l’acqua pubblica nel comune mediceo. Questo è un esempio di quella pro attività, condivisa e sostenuta dal comitato per l’acqua bene comune, che diventa garanzia di buona politica ed impegno civico.
Alle ultime elezioni regionali il 30% della popolazione avente diritto al voto ha disertato le urne pratesi. Il livello di astensione raggiunto indica, anche se non in via esclusiva, il senso di disarmo che ha colpito il popolo della sinistra. L’offerta politica, per usare un termine orrendo per quanto in voga, dei partiti maggiori che per la prima volta dal dopo guerra sono all’opposizione nel comune di Prato, soffre di scarsa attrattiva. La sconfitta di quel modello di coesione sociale, sempre meno di sinistra e sempre più ambiguamente concertativo e riformista, non ha determinato il dovuto, quasi obbligato, ricambio generazionale della classe dirigente. Se la prospettiva è quella della riproposizione coatta delle logiche, del linguaggio, dei nomi da candidare alla guida della città, Sinistra Ecologia Libertà dovrà sobbarcarsi l’onore di rappresentare la novità, per lessico, azione e attrattiva, tale da riportare il popolo della sinistra a sperare che il proprio voto abbia il senso della buona amministrazione e della buona politica. Quella politica che sta fuori dai vecchi schemi del posizionamento rispetto ai poteri determinanti nella città, che non si preoccupa della collocazione dell’amico e del simpatizzante nel sottobosco della bassa politica, che non ricerca il posto al sole.
Dobbiamo, in sintesi, dare voce e rappresentanza a chi oggi, come alle ultime elezioni amministrative, non si riconosce nell’attuale panorama politico e che vuole ritrovarsi parte attiva di un progetto credibile e alternativo per il governo della città. Dobbiamo dare speranza e voglia di partecipazione, impegno, passione politica.
Un’altra città è possibile.
La crisi mondiale si è aperta nel 2008 con l’esplosione della bolla immobiliare americana. Ma la crisi, nel distretto pratese, era già iniziata nel 2002.
La classe imprenditoriale pratese non si è dimostrata all’altezza di affrontare le crisi che, fino all’ingresso nell’euro, erano state evitate, non risolte, svalutando la lira a botte di politica finanziaria nazionale. La competitività, per decenni, non è stata improntata su politiche di sistema, la ricerca universitaria non ha incontrato il mondo della produzione pratese, il “piccolo è bello” è stato il modello di disaggregazione industriale da cui si tenevano lontane le organizzazioni sindacali. Il rumore dei telai è stata la colonna sonora di tante vicende familiari. Vicende atomizzate di un sistema economico e sociale frammentato in cui gli operai, il sabato mattina, offrivano tempo e professionalità al miglior offerente che spesso non combaciava con il datore di lavoro del resto della settimana. Il patto sociale che ne derivava era un patto economico a costo variabile, a prestazione flessibile, a investimento imprenditoriale praticamente nullo. La poca formazione e una scolarizzazione tra le più basse in Toscana venivano scambiate con tante ore di lavoro e retribuzioni di buon livello. Ne discendeva che il livello di conflitto sociale, in città e nella provincia, era praticamente nullo. Sorprende, infatti, che in una città tra le più popolose e industrializzate del centro Italia non siano nati quei centri sociali, antagonisti, che invece hanno caratterizzato sul finire del secolo scorso la cultura e la politica di molte città italiane con analoghe caratteristiche demografiche. In realtà sorprende soltanto chi non conosce quel patto sociale che metteva ordine e garantiva intese tra imprenditori, banche, lavoratori, partiti, tutti impegnati nel dare l’equilibrio sociale necessario alla produzione di un profitto apparentemente ben distribuito. Ma il patto si è dimostrato debole poiché generato da intese grettamente economiche senza che da queste ne derivassero politiche di cittadinanza attiva, di partecipazione comunitaria, di investimento culturale. Il Museo Pecci non è stato sufficientemente proattivo nel coinvolgimento popolare, nella promozione dei tanti artisti pratesi, nel trasferimento nell’universo scuola di quel sentimento artistico contemporaneo necessario a far crescere le nuove generazioni. Il senso di comunità solidale è stato demandato principalmente alla chiesa e il volontariato soffre del limite determinato da tale esclusività al punto che si potrebbe rischiare di far combaciare l’impegno sociale con la fede.
Con la crisi economica, in mancanza di una struttura comunitaria e culturale forte, è arrivata la crisi del patto sociale. Gli immigrati extra comunitari sono diventati un problema, anzi il problema. I cinesi, che avevano occupato lo spazio della filiera tessile delle confezioni o che lavoravano per le imprese tessili pratesi a prezzi irrisori e per questo inizialmente ben accolti, sono diventati, per parte della percezione politica collettiva, coloro che tolgono il lavoro agli italiani. I partiti che hanno amministrato Prato dal dopo guerra al 2009 hanno ceduto il passo alla destra rappresentata da un industriale tessile riponendo nel modello imprenditoriale la speranza di rinascita della città. Una speranza mal riposta. Infatti il mondo imprenditoriale pratese ha previsto e pianificato, già dal 2004, la propria fuga da Prato. Negli atti del convegno organizzato dalla CGIL di Prato nel 2004 dal titolo “Prato, il distretto, la città, il futuro”, l’allora Presidente della Camera di Commercio avvertiva che la classe di età compresa tra i 29 e i 39 anni era meno rappresentata, tra gli imprenditori, di quella in età compresa tra i 40 e i 69 anni. Imprenditori di età inferiore ai 29 anni erano quasi inesistenti. Soltanto gli imprenditori più anziani, quindi, continuavano a scommettere sul tessile e su Prato. I giovani imprenditori stavano altrove…
Un’altra città è possibile se si ipotizza un altro modello produttivo, un’altra condizione di socialità, un’idea di relazione che non sia esclusivamente mercantilistica. Non è più rimandabile la lotta all’illegalità economica che non sia di semplice facciata. La politica deve garantire e sostenere, con finanziamenti pubblici, quelle imprese che stanno virtuosamente sul mercato, che fanno del rispetto dei contratti collettivi di lavoro e della sicurezza sul lavoro la propria stella polare. La politica deve coinvolgere i cittadini nella stesura dei programmi di governo della città e non scambiare la cittadinanza con la clientela o l’utenza. I cittadini sono i promotori del cambiamento, non un target di marketing politico da convincere con offerte politiche gridate. La politica deve farsi promotore di un progetto di città che non può risolvere la socialità nell’accenno di un saluto alle casse di un centro commerciale. Le associazioni come le case del popolo devono far vibrare le vie della città e dei paesi, devono riempire le piazze di giovani con iniziative fatte crescere dal basso. Un’altra economia è possibile se la produzione di energia alternativa assume il senso della prospettiva e del futuro. L'uso delle fonti energetiche rinnovabili, infatti, genera un aumento di posti di lavoro superiore a quello prodotto da un investimento analogo in fonti energetiche di tipo tradizionale (fossile e quel nucleare tanto caro al Governo centrale). A sostenerlo non è Legambiente bensì il centro ricerca statunitense dell'università di Berkeley nel suo rapporto tra energia rinnovabile e occupazione. L'uso dell'energia rinnovabile delinea vantaggi economici distribuiti: minore dipendenza dall'import di petrolio, miglioramento della bilancia dei pagamenti verso l'estero, maggiore stabilità del prezzo dell'energia elettrica, minore inquinamento e quindi miglioramento della salute di tutti (una salute pubblica migliore consente una minore spesa pubblica), spinta occupazionale maggiore rispetto alla produzione di energia tramite le vecchie fonti energetiche tradizionali. Quest'ultimo punto è molto importante in quanto si aggiunge agli altri già conosciuti e risponde finalmente all'esigenza di crescita e di sviluppo di molti paesi in stagnazione economica (tra cui l'Italia). Basti pensare a Prato, dove l'installazione di centrali basate sull'energia rinnovabile potrebbe effettivamente risollevare l'occupazione locale. I "posti di lavoro" sono a media qualifica ovvero accessibili ai cittadini residenti che beneficerebbero di un reddito di lavoro senza dover quindi vedere arrivare tecnici iper specializzati da altri luoghi o nazioni. L'uso dell'energia rinnovabile permette di avviare un interessante ciclo di innovazione-investimento-occupazione, una scintilla per lo sviluppo locale. I "posti di lavoro" sono infatti in grado di produrre effetti indotti di spesa locali e quindi creare ulteriore occupazione. Le centrali basate sull'energia rinnovabile consentono una maggiore occupazione per ogni MegaWatt prodotto e per valore dell'investimento ed una minore qualifica richiesta. A questo si aggiunge che il settore delle energie rinnovabili è tipicamente finanziato da investimenti privati permettendo quindi il sorgere di vere e proprie aziende energetiche. Ovvero la nascita di un nuovo mercato. Il boom dell’industria tedesca delle energie rinnovabili, per esempio, si traduce anche in notevoli vantaggi sul piano del progresso sociale. Ad esempio, secondo uno studio commissionato dal ministero dell’Ambiente, nel 2007 il numero di posti di lavoro creati da questo comparto è stato di circa 235.000 unità, vale a dire il 50% in più rispetto al 2004. La parte del leone l’hanno fatta i sistemi fotovoltaici. Quelli presenti sul territorio tedesco sono infatti più di 300.000, metà dei quali installati su edifici multifamiliari, edifici pubblici e spazi commerciali, mentre il 40% equipaggiano piccoli impianti di residenze private. Di più: l’Osservatorio Energia e Innovazione dell’istituto di ricerca Ires ha analizzato le potenzialità occupazionali del settore dell’energia rinnovabile, i nuovi ruoli che si andranno a creare e quelli di cui si avrà maggiore necessità. I dati evidenziano posti di lavoro che raddoppieranno entro il 2020, sulla scia di investimenti nel settore che saranno pari a 17 miliardi annui, su scala nazionale, garantendo benefici economici ed ambientali. Prato è pronta per agganciare lo sviluppo? Noi crediamo di sì. Ma soltanto se l’università potrà essere coinvolta, se il sistema formazione esce dalla logica dei finanziamenti a pioggia e punta sull’allocazione delle risorse per un progetto di futuro, se l’impresa smette di guardare il proprio ombelico finanziario e si riscopre soggetto sociale, se la politica ascolta e suggerisce, promuove idee e genera speranza. A sinistra.
O.d.G. del 1° congresso provinciale di SEL Prato presentato da Sandro Malucchi “Associazioni e partecipazione”
La partecipazione attiva della cittadinanza alle decisioni e alle attività a livello locale è essenziale se si vogliono costruire delle società più democratiche, più solidali e più giuste.
Partecipare alla vita democratica di una comunità non implica unicamente il fatto di votare o di presentarsi a delle elezioni, per quanto importanti siano tali elementi. Partecipare ed essere un cittadino attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità, e il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano contribuire alla costruzione di una società migliore.
Perché la partecipazione abbia un senso reale e profondo, è indispensabile che i cittadini possano esercitare un’influenza sui programmi politici e sulle attività di un partito aperto quale SEL vuole essere.
Nel sostenere e nell’incoraggiare la partecipazione, SEL di Prato deve costituirsi come luogo privilegiato di confronto e dibattito democratico dove raccogliere sollecitazioni e proposte a partire dalla stesura del prossimo programma elettorale, coinvolgendo prioritariamente le associazioni di sinistra che partecipano la città e il territorio.
OdG del 1° Congresso Provinciale di SEL Prato presentato da Tommaso Rindi “Ecologia”
L’assemblea ritiene di fondamentale importanza coniugare tutti i temi espressi nel documento nazionale con gli O.d.G. presentati e con la tutela dell’ambiente e del territorio. Un territorio quello della provincia pratese, che pur avendo subito nel corso degli anni, anche in nome della produzione e delle politiche abitative gravi danni, rappresenta ancora oggi una occasione irrinunciabile per offrire nuove opportunità nel campo del turismo sostenibile e dell’economia legata allo sfruttamento agricolo. Ribadisce inoltre che la conservazione e la messa in sicurezza degli spazi verdi del nostro territorio sono elementi di fondamentale importanza per il benessere delle persone che oggi lo abitano e per coloro che in futuro lo sceglieranno come luogo di vita e relazione.
OdG del 1° Congresso Provinciale di SEL Prato presentato da Roberta Zenaghi "Ambiente/Economia"
A- Ferma posizione di SEL nel bloccare “l’uso dei sacchetti di plastica” che, onde evitare spiacevoli inconvenienti da parte del governo e del Ministro Prestigiacomo, dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2011
Impegno di SEL per una politica di riduzione degli imballaggi nella grande distribuzione, istituendo tavoli di confronto con le parti coinvolte.
B- Il piano energetico comunale è inesistente. Il comune ha dati incarico a ben due società di predisporlo, ma sarà pronto a fine 2011. Quindi solo nel 2012 saranno resi noti i punti critici e le possibilità di intervento.
SEL deve fare pressione sulle banche per il finanziamento di progetti di installazione di rinnovabili (attualmente, con la scusa dei vincoli restrittivi di Basilea 2, aprono credito solo a coloro che i soldi li hanno già) e deve premere per ottenere un fondo di garanzia (fondi pubblici) a cui possono attingere tutti i cittadini ai quali viene negato questo credito.
SEL deve prendere netta posizione a favore della reiterazione degli sgravi fiscali del 55% per gli interventi di miglioramento energetico negli edifici, che hanno portato lavoro a migliaia di imprese artigiane e che il governo intende bloccare.
C- Con la crisi economica il problema della “sovranità alimentare” non migliora più solo il sud del mondo, ma anche le nostre città.
SEL deve impegnarsi per la sovranità/ accesso al cibo per tutti in città e per la lotta allo spreco.
La sovranità alimentare passa necessariamente dal privilegiare un’agricoltura biologica che salvaguardi la bio diversità e i prodotti autoctoni. Il cibo deve essere prodotto, consumato e commercializzato secondò equità, giustizia e rispetto ambientale.
OdG del 1° Congresso Provinciale di SEL Prato presentato da Matteo Boldrini e Riccardo Cammelli "Giovani/Cultura/Lavoro"
SEL di Prato valuta con grande preoccupazione la situazione socio-economica del territorio, e mette in evidenza il collegamento inevitabile con una generalizzata crisi culturale che investe l'intera provincia. La fine della città-fabbrica non ha lasciato il posto a nessuna opzione o progetto alternativi per il futuro di questo territorio, anzi ha acuito le tensioni ed i conflitti emersi con la crisi economica e la ragguardevole presenza di migranti, visti come minaccia alle sicurezze comunque già perdute. La conseguenza che risulta evidente, in ragione di quanto detto e anche di ciò che ci sfugge, per motivi di spazio, è stata quella di uno spostamento a destra del baricentro ideale e culturale della città, dove le associazioni giovanili di destra, vera novità degli ultimi dieci anni, stanno nascendo: Viking, Thule, Casa Pound, Azione Giovani, Giovani leghisti, ecc., sono l'espressione di un riflusso culturale che difficilmente potremo fronteggiare, soprattutto in presenza di una debole controproposta complessiva.
Da un lato denunciamo la carenza di attenzioni ed investimenti degli enti locali per politiche culturali diffuse e partecipate: registriamo la presenza in città di migliaia di studenti, studiosi, cultori e praticanti di varie discipline artistiche, musicali, teatrali, ecc. Si tratta di persone che devono ancora oggi, nel primo decennio del trentesimo secolo, confrontarsi con il provincialismo e la chiusura di una città chiusa in sé stessa, a difesa di una “pratesità” da museo delle cere, usata a pretesto come strumento di offesa e di oppressione verso le diversità espresse in città. Chiusure e provincialismo che non servono a chi ha gli occhi e la mente proiettati verso il mondo, e in quel mondo pronti ad andare perché qui rischiano la morte dell'intelletto.
Dall'altra parte dobbiamo denunciare il fallimento di una politica che non è riuscita a mettere effettivamente a contatto le varie generazioni e le varie identità cittadine: siamo ancora in una società gerontocratica che prosegue a non considerare le istanze giovanili, e che ha dimostrato di non sapere più leggere e interpretare i mutamenti, a partire dalla realtà pratese, fatta di nuove e consolidate presenze di migranti, di nuove e vecchie generazioni che vivono questa fase come frattura di un percorso storico iniziato con il tessile, e che ora deve trovare assolutamente nuove strade.
Per questo, SEL di Prato:
-si rende disponibile alla progettazione complessiva e di lunga durata in ambito culturale, che tenga conto dell'intera realtà provinciale, che sensibilizzi e possa riattivare risorse umane e competenze nei vari settori, che valorizzi il patrimonio interculturale, artistico e ambientale, anche “dal basso”. Una progettualità che liberi le energie nascoste o contratte, esistenti in città, e che sviluppi in contemporanea percorsi di occupabilità e promozione di confronto tra cittadini di diverse origini.
-si propone l'obiettivo di potenziare i rapporti, le relazioni e le collaborazioni con l'associazionismo giovanile, con i movimenti, le associazioni, i soggetti presenti in città e in provincia che mostrano volontà e idee compatibili con le nostre, per la ricerca e la realizzazione di percorsi comuni su singoli temi o su obiettivi più generali.
-considera prioritari gli investimenti nella Scuola, nella Università e nella Ricerca, ed evidenzia come si debba riconsiderare il Polo Universitario pratese in antitesi allo smantellamento generalizzato operato dalla Gelmini. Una riforma, quella scolastica, che smantella pezzo per pezzo il sistema d'istruzione a tutti i livelli, espelle 133.000 lavoratori, nega i servizi di base e di sostegno ai soggetti svantaggiati e ai disabili, e mette così in ginocchio le famiglie costringendole a rivedere in peggio i loro tempi di lavoro e di vita. In relazione all'Università, si chiede il rilancio del Polo Universitario sulla base delle sue specificità, sia per l'indirizzo di Relazioni Industriali, funzionale alla struttura socioeconomica storicamente determinata, sia il ProGeAS come opportunità di nuovi indirizzi strategici cittadini e sbocchi lavorativi. Tale rilancio è vitale e non rinviabile, in funzione della formazione di risorse umane, laureati che non fuggano altrove, e che possano contribuire alla rinascita della Provincia. Nello stesso tempo, si pone la questione degli studenti fuori sede, ritenendo necessario risolvere il problema degli alloggi con una adeguata politica abitativa, creando sedi per gli studenti o facendo emergere quanto ancora resta nascosto in termini di case sfitte.
-sostiene la riprogettazione degli spazi già esistenti e non utilizzati o scarsamente considerati, a partire da Officina Giovani, affinchè questa rimanga patrimonio condiviso della collettività attraverso la sua gestione pubblica. Ugualmente, chiediamo un impegno maggiore e deciso alle istituzioni culturali cittadine, come Metastasio e Museo Pecci, per l'accoglienza delle nuove tendenze e dei giovani artisti emergenti.
-sostiene la riprogettazione dell'uso di spazi e luoghi della città, contro il degrado di spazi dismessi e abbandonati, e la strumentalizzazione del problema della sicurezza in città. Nessun luogo è sicuro e libero se non è più vissuto e frequentato. Solleviamo ancora il problema irrisolto delle periferie: tutto si gioca ancora una volta in quattro strade del centro storico, mentre nulla si dice del resto della provincia.
Parimenti, ci poniamo il problema di un effettivo monitoraggio delle attività sportive e ricreative esistenti sul territorio provinciale, in relazione ai luoghi di aggregazione giovanile e non solo: dalle palestre ai circoli ricreativi, ai campi sportivi. Sul ruolo dell'associazionismo organizzato e storicamente presente e radicato, esprimiamo la nostra preoccupazione per un ruolo che gradualmente si è indebolito, venendo a mancare anche un adeguato ricambio generazionale. In questo senso sosteniamo tutte quelle iniziative, come i progetti dell'ARCI a sostegno dellle cooperative che gestiscono le terre confiscate alla mafia, o come le attività di accompagnamento e formazione professionale in favore dei rifugiati politici, o quelle a sostegno dei carcerati, senza dimenticare l'obiettivo di recuperare terreno nelle Case del Popolo.
OdG del 1° Congresso Provinciale di SEL Prato presentato da Riccardo Cammelli "Lavoro/Crisi/Sindacati"
-Considera la attuale situazione del territorio provinciale grave ed allarmante in presenza di una crisi economica strutturale, che ha colpito inevitabilmente il distretto tessile e si è estesa successivamente agli altri settori, producendo disoccupazione, povertà, disagio e frammentazione sociale.
-Ritiene anzitutto necessario fare riferimento all’impianto dei valori, dei princìpi e dei diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, diritti che ribadiamo irrinunciabili e inderogabili, rimettendo al centro della azione politica pubblica il lavoro.
-Prende atto dell’impegno profuso dal sindacato in merito alla battaglia per gli ammortizzatori sociali, che ha portato a significativi risultati, ritenendo fondamentale il principio della continuità reddituale come conseguente possibilità di sopravvivenza per migliaia di famiglie.
-Ritiene tuttavia inadeguata la politica “dell’emergenza e della carità” sin qui condotta in città, e denuncia la preoccupante mancanza di idee e progetti di nuovo sviluppo, nuova occupazione e diversificazione economica; assenza che si fa sentire sia dal lato dei soggetti pubblici, sia dal lato di molti soggetti privati. Siamo in definitiva in assenza di un idea complessiva di futuro, che non risolve gli immediati problemi degli ultra-45 enni espulsi dal ciclo produttivo, né dispone di risposte per i neodiplomati e i neolaureati, pronti a lasciare il nostro territorio in cerca di fortuna altrove.
-Considera, per quanto detto, necessaria e vitale una nuova fase di rilancio progettuale che non metta in discussione diritti e norme a tutela dei lavoratori attuali e futuri, che non trasformi opportunità occupazionali in un baratto tra lavoro e diritti, che comporti rinunce e deroghe degli stessi, in un gioco al ribasso del livello della dignità umana.
-Rifiuta e respinge, pertanto, qualsiasi ipotesi di ricostruzione del tessuto socio-economico provinciale che implichi una revisione peggiorativa e una deregulation normativa ed economica che allarga il fronte della precarietà selvaggia a scapito dei lavoratori e della stabilità sociale.
-Ritiene e riconosce fondamentale il ruolo svolto, da molto tempo a questa parte, dai sindacati a livello nazionale nella loro azione di proposta in ambito di politica economica; nella loro azione sindacale di difesa dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e dei disoccupati. In particolare ci riferiamo a tutti quei sindacati che hanno rifiutato la accondiscendenza come linea di condotta, e non si sono mostrati facilmente inclini al compromesso interessato, anche in riferimento all’impianto dei CCNL.
Riconosciamo altrettanto fondamentali la presenza e l’azione del sindacato CGIL a livello locale, come promotore di nuove proposte per la città e come protagonista secondo un ruolo storicamente definito. SEL considera pertanto il sindacato un importante ed imprescindibile interlocutore per la definizione di politiche sociali ed economiche a tutti i livelli, e chiede in questo senso l’impegno degli iscritti SEL, di quelli che nel sindacato ci sono già a vario titolo, e di quelli che al sindacato si vogliono avvicinare.
-Ribadisce e sostiene infine ogni tipo di iniziativa progettuale volta al rilancio effettivo dell’economia cittadina, che si accompagni ad un impegno altrettanto forte e convinto sul piano della tenuta e della ricomposizione sociale, sforzandoci di ricercare tutte le sinergie possibili tra mondo del lavoro, della scuola e dell’università, creando nuovi ambiti di ricerca e sviluppo, e insieme salvaguardando, nella diversificazione, il know-how competitivo di ultramillenaria esperienza.
L’assemblea degli iscritti ha approvato relazione e o.d.g. all’unanimita’.
Tavolo di presidenza
Andrea Cambi presidente del congresso provinciale; Fulvia Bandoli coordinamento nazionale; Sara Meoni esecutivo regionale; Nicoletta Anna De Angelis portavoce uscente; Nora Toccafondi posizione apicale CGIL Prato.
Saluti
Intervengono:
Manuele Margiolli Segretario Generale Camera del Lavoro CGIL Prato; Leandro Innocenti Segretario CGIL Prato, Salvo Ardita Segretario Provinciale dell’Itala dei Valori; Cristina Sanzò componente segreteria del Partito Democratico; Gerardo Palma per la Federazione della Sinistra; Giuliana Giuliani del Parco Agricolo; Franco Di Martino presidente di Legambiente Prato; Emanuele Bresci per l’associazione GLBT, Luigi Rivieri ARCI Prato;Roberto Dei responsabile Comitati Cittadini; Fabiana Fabbri portavoce Acqua bene comune Prato.
Inviano i saluti:
Diego Blasi per Assemblea Libertà è Partecipazione; Giovanni Iorio Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL Prato; Marco Wong per Associna; Francesco Barba per lavoro e società CGIL Prato; Ilaria Bugetti sindaco di Cantagallo; Paolo Cecconi sindaco di Vernio; Doriano Cirri sindaco di Carmignano; ; Luciano Lacaria presidente Sunia Prato.
Delegati al Congresso Nazionale:
Michele Agostinelli, Nicoletta Anna De Angelis
Delegati al Congresso Regionale:
Paolo Balestri, Graziano Bruno, Nunzio Martino, Sara Meoni, Roberta Zenaghi
Per gli organismi dirigenti e di garanzia eletti nel congresso provinciale vi rimandiamo alla pagina organizzazione.
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