Libere riflessioni di Sauro Berti.
In questi giorni ho letto di due avvenimenti, così lontani per luogo e rilievo, ma anche vicini perchè riguardano due persone che rientrano nel vasto mondo della sinistra politica e che ne rappresentano due modi di essere:
Mi riferisco:
1) alla crisi della giunta provinciale Gestri, con la "sfiducia" del presidente nei confronti dell'Assessore al bilancio Melighetti, dovuta ad una forzatura, a detta dei sindacati, di Gestri, che ha imposto (modificando allo scopo anche il Regolamento del personale) la nomina di un direttore generale a 200.000,00 circa euro l'anno. C'era veramente bisogno di questa figura in Provincia? Secondo i sindacati no, come hanno scritto e come ha fatto anche il Comune di Prato. Secondo il segretario del PD Ferranti sì, citando, della Provincia di Prato, gli "esemplari risultati di virtuosa gestione, portati ad esempio in tutta Italia e premiati dal Ministro Brunetta come modello di corretta gestione amministrativa"...Questa volta è andata bene anche al povero Ministro Brunetta, tante volte bistrattato anche dal PD... Ma siamo sicuri che la Provincia, soprattuto in un'area metropolitana come la nostra sia sempre utile? O non debbano essere sostituite tutte e tre: Firenze, Prato Pistoia, con qualcosa di più grande, ma al contempo omogeneo, sempre rappresentativo e meno dispendioso, la famosa "area metropolitana"? Questa operazione di Gestri sembra, invece, la solita iniziativa del ceto politico tutto intento a rafforzarsi, attraverso il solito meccanismo della cooptazione. Si rafforza, purtroppo, il mondo del privilegio; perchè, quando si estremizza il principio della meritocrazia, si genera disparità, diseguaglianza ed ingiustizia: le distanze fra i cittadini si accrescono... e si perde di vista la missione di un ente pubblico: il bene comune.
2) Ho letto anche di "El Loco", del "pazzo" Antanas Mockus che, in Colombia, candidato del Partito Verde, è in vantaggio nei sondaggi per le prossime elezioni presidenziali. Sì, proprio nella Colombia dei narco trafficanti. Eletto sindaco di Bogotà per due volte è riuscito a dare un volto nuovo ad una città violenta e caotica con la forza esemplare del gesto. "Per cambiare Bogotà bisogna cambiare i bogotani": e così è stato, puntando sulla spinta pedagogica della nonviolenza. Furono formati gruppi disarmati di vigilanza cittadina e affidato a poliziotti donne il pattugliamento delle zone più a rischio: il risultato fu una drastica riduzione della percentuale degli omicidi, fra le più alte del mondo; per risolvere il problema del traffico, estremamente caotico ed inquinante, non fu aumentato nè il numero dei vigili urbani, nè quello delle multe comminate, ma fu sguinzagliato per le vie della capitale uno stuolo di mimi, con il compito di sbeffeggiare chi non rispettava il codice dela strada, con il risultato di avere una città più vivibile. Adesso, lo slogan dela campagna elettorale si fonda su una sola parola: confianza, fiducia, che, attraverso un processo educativo che metta al centro la sacralità della vita, possa cambiare tutto. La sacralità della vita umana e la legalità democratica possono diventare senso comune e coscienza collettiva in un paese dove l'omicidio è stato, per decenni, pratica costante di vita.
Ebbene, Gestri che è così vicino a noi, lo sento tanto lontano (che tristezza!) e Mockus, che è dall'altra pate dell'Oceano e in un Paese così lontano da noi, parla un linguaggio molto più simile al nostro.
Ciao Sauro
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