La Rivoluzione del Ministro Gelmini
Il Consiglio dei Ministri ha dato il vai libera alla colossale riforma della scuola superiore proposta del Ministro Gelmini. Questa riforma, considerata una delle più grandi della storia italiana, entrerà in vigore già per l’anno scolastico 2010/2011, e visto che la scadenza per l’iscrizione alle scuole superiori è il 26 di marzo, molto probabilmente procederà per direttissima, troncando nuovamente qualsiasi tipo di dibatto parlamentare, nonostante sia un argomento di estremamente importante sul quale sarebbe bene avere un minimo di convergenza o comunque di dibattito.
Questa “rivoluzione” ha come punto cardine il rinnovamento espresso attraverso il taglio degli indirizzi e delle materie, troppi o troppo poco specifiche. Dei 450 indirizzi del liceo attuali, ne resteranno solo 6 (classico, scientifico, artistico, socio-economico, linguistico, musicale); l’orario invece non potrà superare le 30 ore settimanali salvo alcune piccole eccezioni negli ultimi anni. Verranno potenziate le materie di indirizzo e introdotto l’insegnamento di una lingua straniera in più, tutto questo a scapito delle altre materie, neanche nominate nel testo forse perché considerate improduttive o poco interessanti, che faranno le spese della riduzione d’orario e dell’espansione delle altre discipline. Storia, letteratura, geografia (espressamente cancellata), educazione civica (o non era il ministro Gelmini che si vantava di averla reintrodotta?) cadranno sotto la scure della “razionalizzazione” e della “modernizzazione”. La situazione non migliora negli istituti tecnici e professionali, dove si verranno a creare degli ingombranti maxi-settori (rispettivamente, economico e tecnologico e servizi e industria/artigianato) mentre vengono nuovamente aumentate le materie di indirizzo e decurtato l’orario; sempre a scapito delle materie “civiche” che non vengono nuovamente nominate o considerate. Resta inoltre da considerare la possibilità, più volte ribadita, di una riduzione della durata da 5 a 4 anni per i tecnici-professionali, rendendo di fatto inaccessibile (o comunque molto difficoltoso) l’accesso ad un percorso di studi universitario, creando differenze di possibilità tra gli studenti dei licei e dei tecnici/professionali. Questa riforma si pone perfettamente in linea con l’orientamento generale del Governo, per il quale i diritti civili sono un retaggio del passato, di ostacolo ad un fantomatico sviluppo, da perseguirsi ad ogni costo. Si viene quindi a considerare gli alunni come “piccoli vasi” da riempire di conoscenze invece di formarli, non credo che con questa politica si arrivi a preparare dei buoni tecnici, di certo si creano dei pessimi cittadini.
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Ce l'abbiamo fatta, finalmente il nostro matteo ha pubblicato il suo promo articolo!
Venendo al contenuto dell'articolo, diviene sempre più netta l'intenzione di questo governo: la demolizione della scuola pubblica. Nei loro piani futuri solo chi potrà permetterselo avrà diritto ad un'istruzione, non importa se si abbia talento o meno, quello che conta è la tasca!
Così non sono verranno penalizzati coloro che non possono permettersi gli studi (ad eccezzione di quelli professionali), ma è tutta la società ad uscirne danneggiata: la diffusione della cultura è un bene per tutta la comunità. Così facendo si "perderebbero per strada" gli eventuali talenti (e capacità) lasciando il posto ad una sorta di "corporativismo" della cultura, in cui solo i figli di qualcuno possono fare alcuni lavori che richiedono una certa preparazione culturale/scolastica.