Ippocrate in fondo al mare


By daniela - Posted on 01 aprile 2009

Ancora non sappiamo bene quanti siano i morti nel mediterraneo che già la notizia scorre lontana e non si trova più nelle home page dei quotidiani. Volti che se ne vanno a fondo, dopo aver attraversato il deserto per affacciarsi sulle coste della speranza, vengono inghiottiti da quel mare che dovrebbe unire storie e civiltà.

Fine. Non è più cronaca, non è più dolore.

Donne, uomini, bambini, a cui si riserva meno spazio di un ritrovamento archeologico. E i loro oggetti, se mai ne avessero avuti, andranno con loro a fondo. Chissà se quando verranno ritrovati gli storici sapranno dargli il significato che hanno: segni e indicatori del grado di progresso di questo inizio millennio, che fa affondare nel silenzio totale centinaia di esseri umani.

Se fossero sbarcati sarebbero diventati notizia: nemici accampati nelle nostre isole, facce brutte da riportare indietro, allarme, preoccupazione, paura, sicurezza. Sono affondati, quindi non esistono più.

Fine. Nessun allarme sicurezza

Un imbararimento così banale da passare inosservato, pensando ai vescovi che si accordano con le banche per aiutare le famiglie in regola (con l'insegnamento dei vangeli o con i dogmi della chiesa?), al g20 e a mario chiesa.

E intanto una donna che era riuscita a sbarcare viene denunciata dopo il parto.

Clandestina.

A che serve recuperare volti in mezzo al mare? Dimentichiamoli mentre scompaiono, che se fossero sbarcati a fondo sarebbero andati lo stesso in un paese dove può esistere un medico che denuncia un assistito.

Un esempio di buon cittadino.

...gli occhi dischiuse il vecchio al giorno, non si guardò neppure intorno, ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete ho fame

 

Daniela