Intervista rilasciata agli studenti del "Gramsci-Keynes"


By alessio - Posted on 06 febbraio 2009

alessio
  • Quali pensa siano i problemi delle scuole Pratesi?

Il primo problema sono i tagli del governo nazionale di fondi a sostegno dell'istruzione pubblica ed i danni che saranno prodotti dalla riforma Gelmini. La scuola è uno dei "presidi" democratici e civili del nostro paese e l'attacco che sta subendo è un fatto grave e socialmente rilevante. Penso che il movimento dell'Onda e tutta la cittadinanza debbano tenere alto il livello di attenzione e mobilitazione. Anche se le scuole superiori sono di competenza dell'Ente Provincia, mi pare che uno dei problemi più importanti siano le strutture, da ammodernare, ristrutturare e rendere sicure. Interventi in questa direzione sono stati fatti, ma occorre fare di più. Quando ero studente mi sarebbe piaciuto che la mia scuole fosse un luogo in cui stare non solo a studiare. Mi sarebbe piaciuto la sua apertura pomeridiana, l'avere un bar e luoghi di ritrovo interni, poterci svolgere attività artistiche e musicali: insomma uno spazio "sociale" aperto ed in parte "autogestito"dai ragazzi. Mi piacerebbe valorizzare l'esperienze che già ci sono in questo senso ed incrementare la partecipazione ed il protagonismo degli studenti nell'utilizzo e nella gestione della "scuola".

  • Come pensa di risolvere la crisi industriale pratese dettata dalla concorrenza straniera?

Intanto sfatiamo un luogo comune: la crisi non è dettata dalla concorrenza straniera, ma dal sistema stesso della globalizzazione e della competizione sui mercati internazionali. Il nostro sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese, non può competere con le aziende più grandi e più forti che nel mondo svolgono attività tessile. In particolare con le aziende cinesi e la Cina (il paese economicamente emergente ed in via di sviluppo), i problemi non può risolverli Prato ma devono essere affrontati dall'Europa. C'è poi un aspetto particolare, legato al nostro territorio ed alla presenza delle attività tessili cinesi. Primo: bisogna essere inflessibili nel chiedere rispetto della legalità, sia sul terreno economico sia sul terreno sociale (no allo sfruttamento del lavoro minorile, rispetto dei contratti nazionali e dei diritti dei lavoratori). Secondo: occorre completare le piante organiche di polizia e vigili che sono carenti di personale ed utilizzarli per fare controlli e sanzionare le aziende che "vivono" nell'illegalità. Terzo: in generale Prato deve puntare su un prodotto tessile di qualità, investendo su ricerca ed innovazione, e produrre il marchio "Made in Prato". Al contempo iniziare percorsi di diversificazione produttiva per creare nuove occasioni di lavoro: ambiente, cultura e turismo sono gli assi su cui puntare nel futuro.

  • Come pensa di risolvere il problema della sicurezza del centro storico?

Oltre ai controlli ed agli interventi dei vigili quando necessario, occorre riqualificare urbanisticamente e socialemente il centro storico. Renderlo più vivo e vivace con l'apertura dei locali anche dopocena. Occorre fare una piano generale di rilancio delle attività di concerto con le categorie dei commercianti. Occorrono interventi per far diventare il centro storico una sorta di salotto buono della città, costruendo una rete tra le attività culturali ed i luoghi di socializzazione che vi sono. Renderlo più bello con interventi di riqualificazione degli edifici e di percorsi pedonali che diano il senso dell'ingresso nel centro della città. La sicurezza parte dalle opportunità di vivere un luogo, rendendolo bello, vivace ed accogliente soprattutto per i giovani.

  • Noi giovani che finiremo ora gli studi di maturità, riusciremo ad integrarci sul piano lavorativo pratese?Se si come?

E' la domanda più difficile ed al contempo, penso, il tema decisivo per il futuro. La condizione d'incertezza per il futuro e la condizione di precarietà per le giovani generazioni sono il male più grande della nostra società. Anche io lo vivo essendo, da poco, disoccupato ed in cerca di lavoro. Il comune deve lavorare per creare nuove opportunità di lavoro e momenti di formazione costante per i ragazzi che si affacciano sul mondo del lavoro. Come dicevo prima credo che il tessile non sia più il "serbatoio" di lavoro come lo è stato per i nostri genitori. Quindi occorre agire molto sulla diversificazione produttiva per contrastare la crisi economica che colpisce il nostro territorio. Vivremo momenti difficili, ma sono anche convinto che Prato abbia tutte le risorse e la forza per rialzare la testa e ridare futuro di lavoro ai suoi cittadini.

  • Come pensa che lasci la città il sindaco uscente? Pensa che abbia fatto un buon lavoro?

Amministrare questa città durante la crisi economica che la sta colpendo non è stato e non sarà compito facile per nessuno. Credo che ciò che ci viene lasciato abbia luci ed ombre. Penso che occorra pensare più a cosa sarà utile fare che non a dare pagelle a chi lascerà i suoi incarichi di amministratore. In questo senso anche il modo con cui si amministra non è neutro: penso che chi sarà chiamato a fare il Sindaco ed amministrare questa città, dovrà in primo luogo ricostruire un dialogo ed un rapporto ravvicinato con i propri cittadini. Stare di più tra la gente e meno negli uffici comunali sarà il metodo da utilizzare per essere un amministratore credibile, umile ed al servizio della città nel prossimo futuro. Il lavoro deve essere il primo punto su cui la politica ed il comune dovranno impegnarsi per evitare che Prato divenga una realtà a declino industriale e di depressione sociale.

  • Cosa promette ai giovani che la voteranno?

Tutti fanno promesse in campagna elettorale, io non sono abituato a farle. Mi piace avanzare proposte ed idee ed ascoltare le tante che i cittadini hanno. Su questo piano di confronto dialettico mi sono sempre impegnato a ricercare le soluzioni migliori ed il più possibile condivise. Chi mi voterà potrà contare sulla mia onestà, coerenza e voglia di mettermi al servizio di questa città.