E al fin tornammo a morì diccì.
Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Marco Monzali sulla composizione delle giunte di comune e provincia.
Ci avevano detto che bisognava scegliere tra centrosinistra e centrodestra, ci avevano detto (e lasciato dire) che si trattava di una battaglia campale, di portata epocale, di scontro culturale, con risvolto naturalmente generazionale, ale, ale. Seeh.
Ora che le giunte sono fatte, la musica è finita e gli amici se ne vanno, l’esito finale della fatal tenzone è un altro, bello, chiaro e lampante: ha vinto la Diccì, e ha vinto di parecchie lunghezze sul secondo classificato (“La Nazione”, che con due assessorati e una presidenza del Met in arrivo, si conferma il secondo partito della coalizione cenniana) e su ex-Ds e Pdl, eliminati in semifinale. Fuori al primo turno le due curve, in primis i celomoscisti della Lega. Ai filobergamaschi del Bisenzio va il premio “Tonno Insuperabile”: tre consiglieri e nessun assessore, se lo sa Bossi gli ripiglia un ictus, povero senatùr. La Mastella Cup va invece di diritto ad Aldo Milone: finale Sarno batte Ceppaloni due a uno, Clemente impara!
Esagero? Chiamo a sostegno la matematica, che non è un’opinione neanche in Seconda Repubblica. Cominciamo dalla lista di Cenni: su dieci assessori, sette sono indubitabilmente democristiani, seppur con gradazioni e pedigree diversi. Dei tre che restano due non contano una cippa (Bernocchi e Silli, la componente vanitosa del Pdl), l’ottava è la Nocentini, che il Wwf ce la preservi. Gestri ha avuto una manina più leggera, ma mica poi tanto a ben vedere. Conclusione: i diccì, partendo da posizioni di minoranza sia nel Pdl che nel Pd, si beccano almeno tre quarti degli assessorati complessivamente a disposizione, di qua e di là. Che ganzi! Del resto la classe non è acqua, come si diceva un tempo a proposito di Rivera.
Insomma, quello a cui abbiamo assistito in questi convulsi giorni non è stato un terremoto, ma una semplice scossa d’assestamento. Il baricentro della città, che non è solo la cosiddetta “città che conta”, ha deciso di cambiare alleato, scaricando la vecchia classe ex-Pci, ritenuta a torto o a ragione ormai logora, e assumendo come nuovo riferimento politico primario non, si badi bene, il centro-destra, ma il centro-centro. Franza o Spagna, purchè si magna. E visto che la città in questo momento ha soprattutto fame, non ci si può sorprendere più di tanto.
Occhio, la cosa alla fine può essere anche positiva, il bicchiere può ancora essere letto come mezzo pieno. Prendiamo la giunta Cenni: anche vista da sinistra è oggettivamente la meglio possibile che Mr.Sasch poteva fare. Fuori i leghisti, i berluschini doc che non contano nulla: la parte peggiore della neo-maggioranza è relegata ai margini e questo è un bel sollievo, parliamoci chiaro. Cenni ha dimostrato nell’occasione un’intelligenza politica assolutamente non comune e anche una bella dose di coraggio, gli va riconosciuto. Del resto, scusate la metafora poco elegante, li tiene tutti per le palle: sono io quello che vi ha portato la seconda città della Toscana, o provate a buttarmi giù! Del resto Cenni sa perfettamente di aver vinto grazie alla scontentezza di tanti elettori di sinistra che restano di sinistra e il messaggio che ha voluto dare loro è “sono io e non Berlusconi il sindaco della città”. Mica poco.
Ora, passato il giorno zero, comincia la prova dei fatti e qui l’esito è incerto. Per quanto mi riguarda m’interessa molto vedere come la nuova giunta risponderà ad alcune domande come:
1) Salvaguarderà la ZTL e la zona pedonale?
2) Saprà rinnovare la politica culturale, uscendo dal cappio Met-Pecci?
3) Preserverà in modo fattivo l’ambiente, aumentando e qualificando il verde pubblico?
4) Riuscirà ad affrontare le questioni della sicurezza e dell’immigrazione senza indulgere a sceriffismi di facciata e mantenendo l’integrazione come obiettivo?
Vedremo e giudicheremo.
Marco Monzali
redazione Radiogas Prato
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