DEMOCRAZIA DA SUPERMERCATO


By Anonimo - Posted on 14 marzo 2011

Un accessorio usa e getta, una merce da import-export, da scaffale di supermercato, una maschera che cela un altro volto, una parola e un concetto inflazionati, come il marco tedesco durante la repubblica di Weimar, una ricetta dove ognuno mette i suoi ingredienti. E' la democrazia, sulla bocca di tutti e nel pensiero di pochi. Non c'è un unico modello, d'accordo, la vecchia Europa lo dimostra: la Francia orfana del suo Impero napoleonico l'ha declinata in favore del Presidente della Repubblica. L'Inghilterra, così attenta alla bilancia dei poteri, ha fatto convivere Re e Parlamento. La Germania, nonostante l'esperienza di cancellierato più aberrante della storia, ha recuperato fiducia nei suoi Lander e nel suo Governo Federale...e così via. Stop, la lista delle democrazie non è lo scopo di questa riflessione, che invece riguarda le interpretazioni più stravaganti del modello democratico. L'abbiamo sentito evocare da caudillos latinoamericani, neozaristi eurasiatici, nani megalomani dello stivale italico.La "democrazia" è invocata dal monarca del Marocco, che parla di riforme; adesso è in mano all'esercito, in Egitto; adesso si contrappone al despota in Tunisia, e ora si confonde nella faida tribale della Libia. Come se la fine di quelle dinastie nepotiste significasse davvero la vittoria della democrazia. L'equilibrio geopolitico nel Mediterraneo ha sempre interessato le potenze occidentali, accondiscendenti e supporters di rais e regimi più o meno autoritari, nella salvaguardia della ragione di Stato e della bilancia commerciale, oltreché energetica. "Un altro giro di giostra", citando Terzani, ed altri colonnelli in Egitto, o in Libia, altri a garantire all'Europa l'arrivo del petrolio, degli affari, del mercato delle armi, fingendo l'impegno con accordi sui rimpatri e sui "clandestini", che fanno tanta paura (mentre i capi sanguinari del Maghreb no).

Potrebbe sembrare un inno alla democrazia in salsa occidentale, ed invece non lo è: nemmeno nel continente la democrazia gode di buona salute: plebiscitarismo, democrazia mediatica, neodarwinismo politico e sociale, e desiderio di esser guidati da "uomini forti", rendono difficile la sua ridefinizione, orami lontani di memoria e di classi anagrafiche, da quel 1946, quando nacque la nostra Repubblica. Ma, se non ripartiamo ora, se non ora, quando?

 

Riccardo Cammelli