Da Prato una possibile rinascita del centro-sinistra.
La pesante sconfitta del centro-sinistra a Prato è di portata storica. In questa legislatura è stata dilapidata una dote di circa ventinovemila voti di vantaggio. Una disfatta clamorosa e tuttavia già annunciata dal sondaggio dello scorso anno, quello usato per mandare a casa il Sindaco Romagnoli e il Presidente Logli.
Un annuncio che pare non essere stato pienamente compreso se le reazioni sono state quelle che abbiamo visto. Per mesi il Pd si è chiuso in un dibattito interno precludendosi ad ogni relazione con la città. Poi le primarie, annunciate “false” e diventate “vere”, che hanno lacerato profondamente il partito e nel contempo non hanno insegnato abbastanza.
Eppure un suggerimento era giunto. La gente chiedeva un forte rinnovamento della classe dirigente, coesione e unità di intenti e la formulazione di un progetto politico che assumesse scelte coraggiose e urgenti sulle aree più critiche: lavoro, immigrazione, sistema sociale e sicurezza. Massimo, al quale va tutto l’apprezzamento possibile, non fosse altro per la sua grande carica di umanità, avrebbe dovuto mettere a disposizione il successo delle primarie per favorire la sintesi del partito e della coalizione intorno ad un percorso di novità facendo capire a chi rappresentasse, a vario titolo, gli ultimi cinque/dieci anni di amministrazione che era giunto il momento di farsi da parte.
Questo pare che non sia avvenuto e Massimo, quasi stoicamente e forse sopravvalutando le proprie forze, ha scelto dunque di caricare sulle sue spalle gran parte dell’onere della campagna elettorale offrendo il profilo di una cultura moderata e di sinistra, dialogante e molto vicino alla gente, in opposizione a quello di una cultura della superficie, della divisione e della frattura sociale incarnata da un centro-destra aggressivo che ha interpretato e amplificato l’insofferenza e il rancore insiti nella pancia della gente.
Il Pd parallelamente, indebolito dal post-primarie, e necessariamente preoccupato della sua tenuta interna ha fatto quanto possibile per introdurre nelle liste dei candidati elementi di discontinuità che però sono apparsi insufficienti a dare credibilità all’attuazione del cambiamento. Anche il formidabile, massiccio e continuo lavoro svolto in campagna elettorale da tutti i partiti della coalizione, alla fine, non è bastato.
L’elettorato quindi non ha creduto alla rigenerazione del centro-sinistra e ha preferito voltare pagina definitivamente senza preoccuparsi di cosa la destra rischiasse di introdurre in città attraverso il “cavallo di Troia” interpretato dal candidato civico, oggi Sindaco.
Adesso si apre una stagione diversa. Del territorio pratese il centro-sinistra ha conservato tutte le amministrazioni compresa la Provincia mentre ha perso il comune più grande. Una condizione che sprona a ripensare la presenza e il ruolo delle forze politiche e a riprogettare le strategie di governo e le modalità di relazione.
In Comune, un’opposizione attenta, reattiva, mai preconcetta, pronta a recepire le istanze dei cittadini in modo da recuperare la credibilità smarrita.
In Provincia, la politica del fare. Lamberto si trova a ricoprire un ruolo cardine nella politica cittadina alla guida di un Ente che fino a ieri era considerato di minor rilievo e che oggi si carica di nuovo valore assurgendo a baluardo e difesa di una lunga tradizione politico-amministrativa. Da qui prende dunque le mosse una parte importante del rilancio del radicamento culturale e politico del centro-sinistra. Guai se la giunta che sarà varata risultasse meramente da un processo di riequilibrio degli assetti interni al Pd. Essa invece dovrebbe assumere un profilo tale da poter essere il giusto contro-altare al governo del Comune, esprimere un’articolazione politica ampia, coniugare esperienze e nuove competenze ed essere pronta a ricostruire una fitta rete di relazioni con i cittadini e i territori.
C’è poi il lavoro delle forze politiche che torna ad essere fondamentale nella ricostruzione della cerniera tra cittadini e politica.
Basta con la criminalizzazione dei partiti. La cosiddetta antipolitica che poi spesso si realizza sostanzialmente nelle forme dei partiti tradizionali ha prodotto, anche in questa campagna elettorale, molte liste civiche che hanno generato, come effetto principale e forse unico, una diffusa dispersione del voto.
I partiti che comunque hanno un ruolo cardine debbono essere bonificati e qualificati dalla frequentazione della gente e dalla permeazione del territorio per interpretare al meglio la sintesi del confronto tra posizioni, esperienze e contributi diversi intorno ad un nocciolo duro di valori e principi che ne determinano l’identità.
Bisogna pertanto aprire gli spazi della partecipazione ai partiti, senza timore alcuno, sollecitando i circoli, le associazioni, i comitati e ogni altra struttura territoriale al contradditorio dialettico e costruttivo per restituire alla politica partecipata il primato della democrazia.
Infine deve essere dato valore alla “coalizione” politica che ha costruito e sostenuto il centro-sinistra per non disperdere le relazioni e le energie messe in campo e per mantenere aperto il ponte tra gli eletti nei consigli, gli amministratori, le forze politiche e i cittadini. La “coalizione” assume dunque una funzione strategica di indirizzo, collegamento e coordinamento che deve essere mantenuta e anzi accresciuta durante tutta la legislatura.
C’è quindi la precisa convinzione che esista lo spazio e la modalità per recuperare e ricostruire un consenso consapevole e responsabile fondato non sugli umori ma su un processo faticoso e ragionato che parta dalle istanze del territorio e si faccia politica.
Quello che deve essere invece assolutamente scongiurato è che le tensioni interne al Pd e l’avvio della stagione congressuale di quel partito assorbano completamente le energie della politica spegnendo ogni prospettiva. Semmai bisogna far sì o quanto meno augurarsi che il confronto che ci sarà sia in grado di mettere a valore tutti i contributi positivi che sono apparsi anche durante la campagna elettorale non indulgendo, neanche per un attimo, alle vecchie liturgie troppo spesso vicine al modello barbaro e vendicativo della “guerra tra bande”.
Guardando a casa nostra, Sinistra e Libertà ha ottenuto una buona affermazione complessiva con il 3.1 dei consensi su base nazionale, il 3.7 in Toscana e il 2.5 a Prato. Risultati che avrebbero potuto essere migliori se la lista fosse stata varata in anticipo e se ci fosse stata omogeneità in tutto il Paese tra la proposta per l’Europa e quella per gli altri livelli amministrativi.
In vallata SeL ha eletto consiglieri a Vaiano e Vernio ed esprime una rappresentanza per ciascuna giunta municipale. A Poggio a Caiano ci sono due consiglieri e a Carmignano uno che si riferiscono all'area politica di SeL. A Montemurlo e alla Provincia sono mancati pochi voti per essere presenti nei consigli. A Prato sarebbe stato sufficiente il premio di maggioranza per eleggere un nostro consigliere.
Quindi, tutto sommato, la presenza di SeL c’è ed è territorialmente diffusa. Pertanto SeL non potrà che insistere nel lavoro di costruzione sul territorio attraverso i suoi eletti e amministratori cercando di organizzarsi in strutture locali che siano di riferimento anche per i cittadini.
Il consenso che SeL pare aver intercettato è soprattutto quello di un elettorato attento e culturalmente attivo che ha proiettato in SeL, favorito dai contorni sfumati del progetto, il proprio immaginario e le proprie aspettative di sinistra. SeL insomma ha esercitato, per certi versi, una funzione evocativa e ha accolto parte di un popolo genericamente di sinistra che non ha trovato casa nel Pd o nella sinistra anti-storica.
Questa che è semplicemente una percezione suffragata solo da alcuni dati parziali spiega, in parte, anche la difficoltà dell’affermazione di SeL a Prato dove lo scontro elettorale è stato giocato soprattutto intorno a temi molto concreti: lavoro, immigrazione, sicurezza. Poco spazio alle idealità e molto agli slogan semplificatori. Peraltro è opportuno ricordare che la composizione sociale della nostra città mostra un profilo culturale e intellettuale piuttosto leggero e quindi poco adatto al lancio di un progetto politico che, per alcuni aspetti, appare anche sofisticato.
La sinistra italiana, nella sua ampia articolazione, è in forte difficoltà cancellata com'è dal Parlamento, dall'Europa e da molte amministrazioni locali. Prato non fa eccezione. Quindi è naturale sollecitare una riflessione sul suo destino ed evoluzione che coinvolga tutto l’alveo storico-culturale della sinistra per coniare una proposta fatta di pochi tratti riconoscibili sui quali fondare la visione e il progetto, perno centrale di una girandola di contributi culturali diversi e variegati.
Il nucleo iniziale potrebbe coincidere proprio con una “visione” laica, riformatrice, ambientalista, fortemente attiva sui temi del lavoro, della scuola, dei diritti, delle garanzie sociali, dell’armonia tra culture e diversità, impegnata a rivitalizzare il contesto intellettuale e pronta ad assumere precise responsabilità politiche e di governo. Una sinistra moderna e concreta fortemente motivata al futuro.
SeL può rappresentare, con modestia, misura e disponibilità, questo luogo politico di inclusione e sintesi soprattutto se riesce ad affrancarsi velocemente dalle lacerazioni e dai risentimenti che parte dei fondatori si portano dentro. Un passaggio, un’evoluzione fattibile che riguarda non solo i gruppi ma proprio i singoli. Ciascuno, per aderire pienamente a SeL, è chiamato a fare un tratto di strada nuovo per assumere la giusta distanza dal proprio passato. SeL, almeno nella sua configurazione iniziale, non potrà avere una minoranza, semmai potrà colorarsi di una pluralità di sfumature assolutamente non strutturabili.
In concreto, su base locale, sarebbe opportuno procedere alla costruzione di un primo contenitore politico e culturale di tipo associativo che possa evolvere gradualmente in una formulazione più vicina ad un soggetto politico organizzato che consolidi SeL.
Il primo contenitore ha intanto il compito di non disperdere quel ricco patrimonio di energie incontrato durante la campagna elettorale. Esso rappresenta il consolidamento del primo embrione di una rete relazionale, emozionale e culturale che consenta la circolazione e la crescita delle idee.
Un sistema dal quale ricevere e con il quale misurare sia le proposte politiche per il territorio, sia elaborazioni più alte e speculative.
Un contenitore aperto e ospitale in cui molti dei contributi espressi dalla sinistra sul territorio, in forma organizzata o come singoli cittadini, si possano ritrovare perché non ingabbiati o compressi da alcuna volontà egemone.
Dunque un nuovo motore della politica che sia di provocazione e rilancio di tutta la proposta del centro-sinistra.
Nulla quindi è perduto se dalla sconfitta potrà emergere una nuova sinistra responsabile, partecipata di libertà e progresso.
Alessandro Michelozzi
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Molto stimolante...
.. per contribuire al dibattito, due o tre cose al volo su di noi. Le ho scritte anche sulla nota di Alessandro su fb, ma qui ho più spazio a disposizione
SeL ha scontato sulle sue spalle il peso dell'antipolitica senza riuscire fino in fondo a intercettare e comunicare il progetto di innovazione che per noi rappresenta. I ritardi "nazionali" hanno pesato molto sul dare tempo ai territori di costruire e intrecciare realazioni intorno ad un progetto serio, non a quello che ha rischiato di apparire come l'ennesimo partito senza riuscire a intercettare una parte dello scontento da sinistra. Ma, di contro, abbiamo fatto molto e sono d'accordo, totalmente d'accordo, nel non disperdere energie e sorrisi questa campagna elettorale, attraverso una qualche struttura organizzativa davvero nuova.
Il pd affronterà un congresso duro, difficile, lacerante e dagli esiti non scontati. C'è il rischio che si aprano ulteriori lacerazioni e allontanamenti con il proprio popolo. E la sinistra tutta non può permetterselo. C'è da ritornare a parlare con le persone, capire e ascoltare il loro disappunto e scontento.
Se per le elezioni abbiamo come ho detto scontato il ritardo nazionale, adesso che c'è da ricostruire la sinistra in una città passata alla destra, non ci possiamo permettere di attendere.
SeL sono i volti e i sorrisi incontrati in questi mesi, le tante persone nuove che hanno visto in SeL un progetto nuovo, ma anche tutte quelle che l'hanno guardata con sospetto ma che hanno voglia e energie per costruire una nuova sinistra
Daniela