Creano il problema e si propongono come soluzione…


By michele - Posted on 29 maggio 2009

Sono stato abituato, per educazione e senso del pudore, a non parlare di ciò che non conosco bene.
Ma il tessile, il lavoro tessile, lo conosco benissimo, in ogni sua fase. In 25 anni di lavoro operaio ho attraversato momenti felici, di slancio produttivo, e periodi di crisi come l’odierno che vivo da cassa integrato.

Esco da pochi minuti dal confronto Carlesi-Milone-Cenni tenutosi al Museo Pecci, con uno strano senso di vuoto per quanto ho ascoltato. Ho assistito ad un dibattito elettorale dal profilo incomprensibile, tutto o quasi improntato sulla questione “cinesi”. Da addetto ai lavori, negli anni ho dovuto assistere a porzioni di lavoro che i nostri imprenditori pratesi hanno commissionato ai lavoratori sotto-pagati cinesi, delegando infine a questi una parte importante della filiera qual è la confezione. I cinesi sono arrivati a Prato perché gli imprenditori pratesi hanno delegato loro, per abbattere i costi della produzione, parte del proprio lavoro. Adesso un imprenditore, Cenni, si candida al governo della città e sostiene, la coerenza è un lusso anche per i ricchi, che a Prato c’è il problema dei cinesi. Ovvero: prima gli imprenditori hanno creato quello che definiscono il problema e poi si propongono, con un loro rappresentante, come la soluzione. Che la soluzione sia la lotta all’illegalità delle aziende o il fuori tutti di Milone, poco cambia.
Siamo, infatti, al paradosso. Ergersi a difensore del valore di questo territorio quando gli utili qui prodotti sono serviti ad aprire aziende in Cina (come in Messico e in Indovina) è una volgare presa in giro per chi, nella crisi, ha perso il lavoro. Effettivamente Cenni non ha delocalizzato la produzione, ha semplicemente delocalizzato gli investimenti, ha portato lontano da qui l’utile prodotto grazie all’apporto di tanti degli operai che adesso vorrebbe contare tra i propri elettori.
Da un imprenditore serio, quale si considera, mi sarei atteso una proposta innovativa, una sterzata nelle scelte di diversificazione produttiva e non un’analisi sconsiderata di basso sociologismo. Perché quando passerà la crisi, senza un’idea forte di futuro rimarremo al palo. Con i cinesi o senza non cambierà nulla.

Graziano Bruno, cassa integrato, candidato al Comune per Sinistra e Libertà.