Contributo di SEL al Congresso dell'ANPI di Riccardo Cammelli
Congresso ANPI Prato
12 febbraio ’11
SEL Provinciale di Prato esprime anzitutto l'augurio di un riuscito Congresso all'ANPI, sia in termini di ricchezza di dibattito, sia in termini di rilancio della sua attività e della sua capacità di iniziativa culturale e politica.
Condividiamo il documento congressuale, nella sua analisi e nelle sue proposte finali. In particolare, vogliamo sottolineare alcuni punti sui quali anche il nostro partito a Prato e a livello nazionale intende lavorare:
1-la difesa della Costituzione Italiana, la nostra Carta di riferimento per valori, diritti e doveri che in quegli articoli sono espressi, e che sono da molto tempo sotto attacco. Non è un caso, a nostro avviso, che l'offensiva di smantellamento del sistema delle regole condivise, garanti dell'unità nazionale e della coesione sociale, stia avvenendo da più parti e su più livelli: dalla disgregazione del mondo del lavoro alla disgregazione sociale, secondo un modello di “deregulation” e di “mano libera” su cose e persone, la cui testa di ponte è il progetto di Marchionne. Denunciamo anche le idee separatiste della Lega Nord, che fanno il paio con le gravi e inaccettabili affermazioni di esponenti del governo circa la “convivenza con mafia e camorra”, secondo uno schema implicitamente proposto di netta e profonda divisione territoriale Nord-Sud. Denunciamo politicamente anche il Presidente del Consiglio, cattivo maestro nel non rispettare per primo la legge, gli organi e le cariche dello Stato. Ma preme soprattutto rilanciare il messaggio costituzionale come Legge “vivente” e vissuta da tutti i cittadini nel quotidiano, nell'esercizio dei propri diritti e dei propri doveri. Una Costituzione che nel suo impianto di articoli, ma ancor prima nella sua premessa morale e valoriale, rischia di essere mutilata, se non persino cancellata. Ancora oggi, come ebbe a commentare Piero Calamandrei, questa Costituzione resta inattuata e capace di esprimere ancora tutte le sue potenzialità. Sta a tutti noi difenderla e rilanciarla.
2-Un necessario spunto di riflessione ci viene dal tema della xenofobia, del razzismo, dell'odio diffuso anche in questa nostra città, ormai in preda al panico immersa in una crisi economica irreversibile. In materia di immigrazione non ci sentiamo di accettare l'idea di una “Fortezza Europa” di hitleriana memoria, accompagnata da politiche repressive che tralasciano completamente gli aspetti umanitari e sociali. Siamo convinti che le regole della città futura debbano essere scritte seguendo il grande esempio democratico della Costuituente: le regole si riscrivono insieme a tutti gli altri, senza esclusioni. La città di oggi e di domani è di chi la vive, di chi ci lavora, di chi ci studia, di tutti quelli che la abitano. Popolo di emigranti, ci siamo dimenticati volutamente di un passato di fame e miseria, e oggi riversiamo sulle persone che giungono qui lo stesso violento disprezzo che ieri era toccato ai “mafiosi italiani mangiaspaghetti”. Ci attende una battaglia difficile, di fronte ad una opinione pubblica impaurita ed ostile verso ogni forma di diversità, non solo riferita alla condizione di immigrato.
3-Riteniamo, assieme all'ANPI, fondamentali per la rinascita complessiva di uno Stato, di un sistema sociale, ridare forza alla Scuola, alla Università e alla Ricerca, ormai ridotte in coma vegetativo. Ancor prima dello sviluppo economico, vediamo in grave pericolo la formazione individuale delle prossime generazioni. La scuola non riuscirà più ad accompagnare la crescita dei giovani, e li preparerà solo per essere “carne da cannone” per interessi di mercato e di elettorato. Ne deriva un collegamento diretto con il mondo del lavoro: in tutti e due gli ambiti il precariato unisce insieme studenti e lavoratori, ed è su questa condivisione della condizione sociale ed economica che dovremo lavorare per un “risveglio delle coscienze”, per una nuova stagione del cambiamento e dei diritti. Entrando nel merito della scuola e dell'Università, ormai da anni è soverchiante la tendenza revisionista che presenta una storia dell'Italia e dell'Europa in cui fascismo e antifascismo stanno alla pari, omologati e confusi tra loro. L'operazione culturale è evidente, nel gioco di parole e significati tra storia e memoria condivise, e ci dobbiamo sottrarre.
Un conto è la memoria collettiva, che rimanda ad una storia comune di tutto un popolo, altro è la memoria condivisa, che, citando Sergio Luzzatto, “sembra presumere un’operazione più o meno forzosa di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze”: fascismo e antifascismo sono antitetici, i valori espressi, per i quali si combatteva, non possono trovare un momento di conciliazione, ed è giusto e normale che sia così. La memoria condivisa non può esistere, perché significherebbe chiedere ai partigiani di dimenticare, rimuovere, o peggio rinnegare i valori, le spinte ideali, morali, materiali, che li portarono a combattere per la Libertà.
4-Infine, ma non ultimo per importanza, accogliamo volentieri l'invito alla riprogettazione politica di uno schieramento di centro-sinistra in evidente crisi di idee, anche a Prato, e condividiamo l'appello unitario lanciato dall'ANPI per la costruzione di una alleanza tra i soggetti politici e sociali nazionali e locali, sulla base di valori condivisi e programmi di profonda riforma morale, sociale, economica: non è vero, infatti, che dalla parte dell'attuale Governo non ci sia una strada da seguire. Lo vediamo e lo subiamo quotidianamente con gli attacchi al sistema pubblico dei servizi, della scuola e della sanità; lo vediamo e lo subiamo con l'attacco alla Costituzione; lo vediamo e lo subiamo con l'affossamento di ogni etica e morale pubblica e privata.
P.SEL Prato
Riccardo Cammelli
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