Combattere la crisi attraverso il lavoro fisso e diffuso
Prato, città a produzione tessile, sta diventando una città di disoccupati. Tra il 2002 e il 2007 le aziende tessili artigiane con dipendenti si erano già ridotte del 32%, quelle industriali del 21%. Con un naturale calo degli addetti. Nel 2008 il numero dei disoccupati è aumentato del 32%, rispetto al 2007. Gli ultimi dati INPS relativi al marzo 2009, parlano di solo 14.329 dipendenti attivi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da una crescita imponente di disoccupati. Un altro dato significativo è il boom della cassa integrazione: per quanto riguarda quella in deroga ad esempio le domande arrivate alla regione Toscana sono state di 3524, da Prato ne sono arrivate il 36,6% del totale e quasi il doppio di Firenze. Prato in sei anni ha perso il 40% della propria occupazione tessile, a fine 2009 è arrivata al 50%.
Più di un terzo dell’occupazione residua è attualmente sostenuta dai vari ammortizzatori sociali e una parte degli addetti sta passando dalla condizione di cassaintegrato a quella di licenziato. 15.000 sono le persone senza lavoro tra disoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità, il 15% della popolazione attiva della città. Questa è la situazione economica, quindi sociale, di un distretto, di una città che da quasi un anno è governata dalla destra, e di una provincia da cui dobbiamo ripartire sostenendo che per combattere la crisi occorre ripartire dal lavoro. Un lavoro che deve essere fisso e diffuso per poter ristabilire una connessione con il nostro popolo e con la nostra cultura di riferimento.
Occorre, infatti, combattere la piaga del precariato trasmettendo alle giovani generazioni di lavoratrici e lavoratori il senso della solidarietà tra compagni di lavoro. L’arida rincorsa alla realizzazione individuale, sul piano professionale, limita la libertà di espressione delle idee e delle competenze. Idee e competenze che non possono essere un mero bagaglio personale ma occorrono della diffusione e della condivisione collettiva. Occorre operare su un piano culturale affinchè sia comprensibile e condivisa l’idea secondo cui la riduzione del diritto di alcuni in prospettiva diventa la riduzione del diritto di tutti, in una spirale centripeta che tende all’impoverimento della collettività restituendo l’arricchimento a pochi. I lavoratori più anziani dovranno tornare a difendere i più giovani, gli autoctoni dovranno aiutare quelli immigrati, i titolari di contratti a tempo indeterminato dovranno lottare contro la precarietà subita dai compagni che le aziende definiscono ipocritamente collaboratori, consci che un diritto negato ad un altro è l’anticamera per la riduzione del proprio.
Sinistra Ecologia e Libertà deve essere individuata come soggetto politico pronto ad accompagnare i lavoratori nelle proprie lotte aziendali, offrendo solidarietà e partecipazione a manifestazioni e sfidando la politica ad un confronto pubblico e diffuso, nelle piazze come nelle assemblee, nei consigli comunali e provinciali, con volantinaggi e comunicati stampa, mettendo a disposizione la propria struttura politica e partitica per organizzare presidi e sit in. Sinistra Ecologia e Libertà deve essere quella cinghia di trasmissione politica per le istanze dei lavoratori senza per altro sostituirsi a quelle organizzazioni sindacali più combattive, effettivamente titolari della contrattazione collettiva e aziendale, ma offrendo ai loro rappresentati la dimensione dell’azione politica ed istituzionale.
Sinistra Ecologia e Libertà deve essere promotore della diffusione delle borse lavoro che abbiano finanziamento e sostegno pubblico per l’accompagnamento ed infine l’inserimento a tempo indeterminato di lavoratrici e di lavoratori fuoriusciti dal mercato in aziende che abbiano una prospettiva di sviluppo imprenditoriale e al contempo la sicurezza della stabilizzazione dei nuovi inserimenti lavorativi. Occorrerà investire in misure di finanziamento rivolte a donne, giovani al primo impiego e lavoratori in mobilità prossimi alla pensione con la certezza di raggiungerla soltanto passando per un periodo di povertà e disoccupazione.
Sinistra Ecologia e Libertà deve caratterizzarsi come partito che faccia della tutela politica del lavoro il proprio cardine, sfidando gli amici e i compagni dei partiti e delle federazioni, ad un confronto di merito sul lavoro che stia al di fuori delle ambiguità, delle reticenze e delle ideologie di maniera. Con autonomia di analisi e freschezza di proposta politica.
Coordinamento SEL Prato, gennaio 2010
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