Che delusione presidente, che delusione.
Ospitiamo una lettera di Roberto Rosati, pubblicata in questi giorni sui giornali locali, perchè (pur non volendo entrare nel merito dei giudizi sul PD) riteniamo importante l'analisi politica sulla giunta provinciale di Prato. La pubblichiamo perchè discutere e riflettere sull'oggi e sul domani è fondamentale per Prato.
Caro presidente Gestri…. che delusione
È questo il mio stato d’animo dopo aver letto la composizione della tua giunta. Mi conosci: nelle considerazioni politiche sono sempre stato franco con te e con tutti i compagni e gli amici del PD. Il fatto di essere rientrato al lavoro sin dallo scorso marzo, dopo cinque anni vissuti intensamente da amministratore provinciale, mi consente di esserlo ancora di più.
La nomina della Giunta provinciale era il primo atto politico del centrosinistra dopo la grave sconfitta elettorale alle amministrative. Per questo, mi aspettavo un segnale chiaro e forte di prospettiva politica. Invece, ti sei fatto strumento di una proposta per me incomprensibile: nelle tue scelte non riesco a trovare un filo conduttore, se non quello di penalizzare totalmente ed incomprensibilmente la sinistra della nostra città e la componente ex diessina del tuo partito. Avrei capito una giunta frutto esclusivo delle tue idee, un esecutivo del Presidente. Non riesco a comprendere questo barcamenarsi di basso profilo tra un apparente rinnovamento (che è solo di una parte) e la scelta di uomini e donne che, come te, provengono dall'ex Margherita o da “Quarta fase”. Sbilanciando pericolosamente e immotivatamente la rappresentanza dei 57.000 elettori che al ballottaggio hanno scelto te. Che peccato!
Anche questo rincorrere la civicità nella fase della composizione delle giunta, mi appare politicamente tardivo: perché non averla introdotta già nella fase della campagna elettorale quando sarebbe stata, allora sì, un messaggio chiaro alla città? Di tutto ciò, Cenni ne ha fatto motivo ricorrente del suo messaggio politico. Rincorrerlo oggi su questo terreno significa perdere 6-0 se fossimo a giocare a tennis.
Caro Lamberto, ho aderito al PD perché credevo in un partito che potesse essere un qualcosa di diverso da ex comunisti ed ex democristiani uniti
insieme da una fusione fredda, chimica e senza anima. Un partito che premiasse il merito, la battaglia delle idee, il confronto politico, che valorizzasse le tante intelligenze che nel centrosinistra ci sono. Invece, dalle tue scelte, mi sembra di rileggere metodi da ex dc o, se preferisci, da ex pci, quando a contare non era il merito o la capacità ma solo la fedeltà di cortile. Con te, a guidare la provincia hai nominato compagni ed amici di cui molti, come me, non conoscono né opinioni né idee, non avendoli mai sentiti intervenire nelle nostre riunioni. Davvero non avverti il disagio e il piccolo cabotaggio di tutto ciò?
Per questo, forse senza volerlo, tu corri il rischio di essere un punto di riferimento. Perché penso davvero che dai tuoi errori occorra ripartire, soprattutto debba ripartire il PD. E debba ripartire da subito, uscendo dalla situazione kafkiana di un partito sconfitto dalle elezioni che ancor oggi ha un segretario dimissionario e una giunta provinciale costruita solo col bilancino dell'interesse di corrente, senza avere né il respiro né la capacità per parlare per intero alla nostra gente di centrosinistra.
Serve un PD diverso, caro Lamberto, vivo se pur sconfitto, che discuta e decida nei suoi organismi, che abbandoni padrini e notabili che ci hanno portato alla sconfitta. Un partito che sappia parlare a se stesso per poter poi parlare agli altri. Che abbia più orgoglio e meno interesse. Che sappia più di piazza e di gente che di salotto o di conventicola. L'esatto contrario, insomma, di tutto ciò che hai scelto di fare tu.
Che delusione, caro Lamberto. Che delusione.
Roberto Rosati
ex assessore provinciale nella giunta Logli







