CGIL e Legambiente: un green new deal anche in Italia.
Diverso utilizzo delle risorse disponibili, migliorare la qualità della spesa pubblica, riduzione degli sprechi e recupero di denaro attraverso la lotta all'evasione, investimento nell'energia rinnovabile. Queste le linee da seguire per combattere la recessione, contenute nel documento congiunto redatto dalle due associazioni e presentato oggi in un convegno.
È la stagione del protagonismo politico e sociale della Cgil. Un protagonismo che spinge il maggiore sindacato italiano a ritessere quel filo con le associazioni ed i movimenti che tanto ha contribuito alla sua forza. Così, non stupisce che nella ricerca di una bussola per fronteggiare una crisi economica dai caratteri epocali prenda corpo l'alleanza strategica tra Corso Italia e Legambiente, principale associazione ambientalista in Italia.
Due "giganti" della rappresentanza sociale, due visioni un tempo contrapposte, oggi unite dalla consapevolezza che il bando della matassa si trova nel "new green deal" di foggia obamiana. In uno scenario in grado di dare un aiuto subito alle famiglie in questa fase difficile intervenendo in modo nuovo per ridurre le voci più pesanti dei bilanci come la spesa per l'energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza guardando alle soluzioni già messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la trasversalità della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico nel guidare i processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una analisi lucida della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse ricette liberiste che spesso ne erano la causa".
L'occasione per ufficializzare la nuova collaborazione tra Cgil e Legambiente è stata fornita dalla redazione di un documento comune dal titolo "Contro la crisi: per combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica", presentato in un convegno a Roma cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale dell'associazione ambientalista Vittorio Cogliati Dezza e il segretario generale della Confederazione Guglielmo Epifani.
Cgil e Legambiente sono accomunate dalla convinzione che sia necessaria una forte risposta alla fase che sta attraversando l'economia e la società italiana, che si debba lanciare un chiaro messaggio di cambiamento e di innovazione al governo, alle imprese, ai lavoratori, alle famiglie. Per il nostro Paese la sfida sarà particolarmente delicata perché gli effetti della crisi internazionale si intrecciano con le difficoltà di un sistema economico e produttivo in cui convivono arretratezze e nuovi problemi, cioè agiscono su un terreno economico-sociale già dissestato.
Critiche, le due organizzazioni, relativamente ai provvedimenti del governo per fronteggiare la recessione dilagante, che appaiono, si legge nel documento, "del tutto inadeguati per far fronte alla tempesta che ci sta colpendo e per preparare il sistema produttivo italiano a rispondere alle sfide che aspettano l'Italia nel futuro". Una doppia incapacità, sia "per quanto riguarda le risorse mobilitate, che per le scelte di merito". Anzi più che un merito, un demerito visto che si "rimarca l'assenza di qualsiasi intervento capace di avviare politiche strutturali di rafforzamento del sistema produttivo" perchè la speranza è che "con i pochi provvedimenti presi si superi la contingenza e, nel frattempo, riparta l'economia internazionale". Quasi in modo autonomo, quasi in modo provvidenziale.
Bocciata dunque la linea dell'esecutivo così come la sua analisi sul presente vissuto dal Bel Paese, "che rischia, senza una chiara inversione di rotta, di produrre effetti devastanti nel sistema economico e sociale italiano". Un esecutivo che non sa interpretare e capire il reale e che quindi mette in campo misure inadeguate.
Al centro delle proposte lanciate da Cgil e Legambiente, al contrario, "sta la convinzione che affrontare la sfida climatica ed intervenire per la qualità e l'innovazione ambientale sono la chiave con cui guardare alle politiche antirecessive". Per fare questo occorre allora "un approccio molto selettivo delle priorità di intervento, scartando l'idea che basti una iniezione di risorse pubbliche nei settori tradizionali in crisi".
"Lo scenario che proponiamo - si legge sempre nel documento congiunto - è in grado di dare un aiuto subito alle famiglie in questa fase difficile intervenendo in modo nuovo per ridurre le voci più pesanti dei bilanci come la spesa per l'energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza". Nello stesso tempo questa politica "è in grado di incidere nel profondo di quell'insieme di diseconomie e sprechi che quotidianamente è alimentato dai nostri modelli di produzione e consumo e, quindi, di muovere riforme capaci di preparare il cambiamento nei settori più arretrati, attraverso scelte che spingano investimenti in quelli più innovativi per raggiungere nuovi standard di qualità tecnologica innalzando la competitività delle imprese pubbliche e private". Uno scenario, infine - sostengono Cgil e Legambiente -, che risulti "capace di incidere positivamente sul mercato del lavoro dando origine a un insieme diffuso di possibilità occupazionali". Perchè il rinnovamento in senso ecosostenibile è anche questo: nuova occupazione.
Uno scenario che guarda alle soluzione già messe in campo in altri Paesi, che vedono la centralità e la trasversalità della questione ambientale e la novità di un forte ruolo pubblico nel guidare i processi di fuoriuscita dalla crisi, a partire da "una analisi lucida della impossibilità di risolvere i problemi con le stesse ricette liberiste che spesso ne erano la causa".
Non solo Obama, per altro. "Le proposte che presentiamo e la discussione che intendiamo avviare - sottolineano Cgil e Legambiente - sono dunque pienamente nel solco di quanto si sta oggi discutendo a Bruxelles come a Washington e Pechino, ma non a Roma". Il governo - si legge nel documento comune stilato dalle due organizzazioni - "sostiene di aver reso disponibili per far fronte alla crisi ben 45 miliardi di euro. A ben vedere però i 45 miliardi sono costituiti da risorse già programmate da tempo. Nei fatti le uniche risorse fresche sono solo 5 miliardi, anche questi però in larga parte ricavati dal riposizionamento di poste di spesa previste per altri settori".
La dimensione di questo intervento se confrontato a quello di altri paesi è pressoché inesistente (Usa 1017 mld, Uk 753 mld, Germania 726 mld, Francia 437 mld, Spagna 210 mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Si tratta di cifre che secondo Corso Italia e Legamabiente "esprimono più di ogni altro ragionamento la preoccupante sottovalutazione con cui il governo italiano guarda alla crisi, che per essere affrontata avrebbe bisogno della massima coesione sociale possibile".
"Da queste scarne osservazioni - prosegue il documento - emerge con chiarezza la convinzione del governo, ribadita per altro dal presidente del Consiglio e dal ministro dell'Economia, che per l'Italia non sia necessario mettere in campo misure straordinarie per superare la crisi e che sia sufficiente attendere, con ottimismo, la ripresa economica che prima o poi si ripresenterà".
Il giudizio che Cgil e Legambiente danno dell'orientamento politico del governo italiano è quindi "fortemente critico", in quanto ammesso e non concesso che l'Italia sia meno esposta alla crisi rispetto ad altri Paesi, "è pur vero che stiamo già subendo pesantissime ripercussioni e che, comunque, gli equilibri competitivi che si determineranno a crisi superata dipenderanno in larga parte dalle misure di innovazione che ogni paese sarà stato in grado di mettere in campo". Questo significa che è indispensabile prevedere, in aggiunta alle misure di tutela, "anche interventi diretti all'innovazione e al rafforzamento del nostro sistema produttivo". Perchè? Perchè "la migliore difesa dell'occupazione è creare nuovo lavoro".
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