
Nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli appelli a manifestare l'
8 marzo da parte di migliaia di organizzazioni, associazioni, case editrici nelle quali si è demoltiplicato il Movimento di Liberazione della Donna che fra gli anni Sessanta e Settanta dette l'assalto al cielo e, nel clima neoconservatore e squallidamente revisionista che aleggia ormai stabilmente in buona parte del mondo, le donne sono costrette a spiegare i perché dell'attualità della loro lotta.Perché? Perché per la maggioranza della società continuano a esistere due classi distinte, le donne e gli uomini, ed è meglio far parte della prima che della seconda, perché le donne rivendicano la scelta del loro sesso, del loro genere, della loro sessualità, perchè le donne possano appropriarsi del loro corpo senza doversi conformare alle ingiunzioni di norme oppressive, riduttrici e stereotipate.
Perché esistono mille modi di riportare sulla "buona strada" quelle che insorgono contro il loro sesso, il loro genere, il loro destino obbligato: dalle mutilazioni genitali alla psichiatrizzazione dei trans alle violenze dei maschi (il numero di donne tuttora assassinate dall'uomo con il quale vivono è impressionante).
Perché la salute delle donne occupa l'ultimo posto, perché il diritto delle donne a disporre del loro corpo è continuamente rimesso in discussione, perché la ginecologia è accaparrata dai medici (maschi), la contraccezione non è sempre rimborsata, il diritto all'interruzione della gravidanza minacciato da "obiettori" sotto l'influenza della Chiesa.
Perché dappertutto le istituzioni che esercitano un potere in nome della religione o di un'autorità morale o politica pretendono sempre di controllare il corpo femminile.
Perché le donne sono largamente colpite dal problema della sieropositività, discriminate nelle prove da laboratori che non tengono conto dello specifico metabolismo femminile, perché le donne non hanno pari accesso a terapie di qualità, perché sono trascurate nelle campagne di prevenzione, perché, avendo occupazioni precarie, sono soggette agli attacchi dell'Assicurazione malattie tramite i ticket o la rimessa in discussione del carattere pubblico della sanità.
Perché troppo spesso le donne lavorano a tempo parziale senza averlo scelto, perché le donne sono tuttora retribuite meno degli uomini a parità di lavoro e di qualifica e perché effettuano l'immensa maggioranza del lavoro gratuito chiamato "lavoro domestico". Perché le donne sono le prime a pagare la crisi e lo smantellamento dei servizi pubblici.
Perchè le donne continuano ad avere solo in parte accesso alla cosa pubblica e alla politica. Perchè la logica del razzismo attacca direttamente il diritto delle donne di disporre del loro corpo, agendo per esclusione, come la legge che, in Francia, probisce di portare contrassegni religiosi a scuola pretendendo di proteggere le donne - in particolare le musulmane - e contribuendo invece a stigmatizzarle, a chiuderle nello statuto di "vittime", a emarginarle.
Perché, senza documenti, le donne soffrono a un tempo della precarietà, della politica razzista dei governi, della rimessa in discussione della ricongiunzione familiare, dell'intensificazione degli arresti e questo clima repressivo rende ancora più difficile per le donne l'accesso alle cure.
Perché le donne si oppongono al recupero del loro discorso a scopo razzista, perché concepiscono l'emancipazione in tutte le sue forme e sono determinate a proseguire la lotta contro il sistema patriarcale e tutte le oppressioni, siano esse di classe, razziste o legate alla sessualità.
Per tutti questi motivi le donne sono scese ancora una volta nelle strade e nelle piazze in Europa e nel resto del mondo, coscienti che, se la strada che porta all'emancipazione delle classi subalterne è ancora lunga, quella che, all'interno di quell'emancipazione, porta a quella delle donne è ancora molto più lunga. E che i passi avanti compiuti sono più apparenti che reali e riguardano solo una minima parte delle donne del mondo, che restano nella stragrande maggioranza prive di qualsiasi accesso all'istruzione, a un lavoro equamente retribuito, lontanissime da un sia pur timido inizio di una condizione nuova, libera dallo sfruttamento e dall'oppressione, soggette oggi come ieri alla violenza di classe e a quella di genere.
A voi(noi) tutte, auguri.
G.R.
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