Accordo separato: le ragioni del no


By Nicoletta - Posted on 17 aprile 2009

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Contratti: CGIL, le ragioni del “NO” alla riforma- lavoratori piu’ deboli.

15 aprile ’09 Confindustria ,CISL e UIL siglano l’intesa applicativa. La CGIL, non firmerà quell’intesa. Guglielmo Epifani, che ieri era comunque presente al tavolo, ha consegnato alla presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, una lettera in cui la Cgil spiega e ribadisce le ragioni del no. Una posizione rafforzata dal voto di circa 3,5 milioni di persone che, in un referendum promosso dalla CGIL, hanno bocciato sonoramente quell’accordo.
Ora, da oggi, viene il difficile per le imprese e i sindacati che hanno scelto questa firma: gestire l'accordo, traducendolo in contratti (dai collettivi agli aziendali) senza il maggiore sindacato italiano.

Queste in sintesi le principali ragioni di merito del NO della CGIL:

Il nuovo modello contrattuale non allarga la contrattazione ma, al contrario, la riduce. L’accordo separato conferma i due livelli, ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro e la contrattazione di secondo livello. La declinazione è poi rimandata a specifiche intese ma si evince che, riguardo al secondo livello, ci si limiterà alla “attuale prassi” senza quindi un concreto allargamento della contrattazione. Si prefigura così un modello rigido senza alcun punto di innovazione.

  • L’aumento contrattuale deriverà dall’Ipca (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i paesi dell’Unione) depurato dai prodotti energetici e la verifica su eventuali scostamenti si fa sempre rispetto all’inflazione depurata. Non si recupera così mai l’inflazione effettiva. Il valore punto, o la base di calcolo, su cui misurare la tutela del potere d’acquisto nei contratti viene ridotto e che determinerà una perdita strutturale e definitiva. Il lavoratore che paga i rincari di benzina e bollette negli aumenti contrattuali si vede togliere gli incrementi dell'energia, così paga due volte.
  • Il soggetto terzo deputato a calcolare il nuovo metro inflattivo, cioè l’Ipca, dovrebbe essere l’Isae che è un ente pubblico di ricerca legato al Ministero del Tesoro e per questo non corrisponde a caratteristiche di imparzialità nella contrattazione.
  • Nel testo dell’accordo separato si prevede la possibilità di deroghe sia per crisi che per sviluppo ai contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria. Un punto che rischia di diventare un punto di riferimento obbligato per le scelte contrattuali. Una cosa sarebbe prevedere, limitatamente ai casi di crisi aziendale, forme positive di intervento. Altra è prevedere una derogabilità dal contratto nazionale che può scatenare una competizione sleale tra le imprese e al ribasso per i lavoratori.

Ecco i primi effetti del nuovo modello contrattuale: l'integrativo siglato dalla Ggp di Treviso è una prova di come le deroghe permettano di violare i diritti basilari del lavoro: l'azienda, insieme a Cisl e Uil, ha siglato un accordo che viola il contratto nazionale dei meccanici e la legge sui contratti a termine, permettendo la ripetizione a vita di contratti precari e impedendo la stabilizzazione dopo 36 mesi.

"L’accordo è un errore, divide lavoratori e sindacati in un momento di crisi in cui si dovrebbe rimanere uniti", ha detto uscendo Guglielmo Epifani. La riforma? «Mette i lavoratori in una situazione di difficoltà e debolezza», oltre a ridurre il potere d’acquisto".

Gli accordi che riguardano le regole devono essere validati e condivise da tutte le organizzazioni sindacali e confederali e dal voto dei lavoratori. E in questo caso non si è fatto e questo non depone positivamente per la gestione di un accordo fatto senza la più grande organizzazione. Il mancato voto dei lavoratori - conclude Epifani - finirà per avere delle conseguenze”.