Aggregatore di feed
“Prossima fermata: Esperanza” con Camila Vallejo, Nichi Vendola e Maurizio Landini
Sinistra e Libertà - 43 min 37 sec fa
Sabato 11 febbraio, ore 19
Caffé Letterario, viale Ostiense, 95 Roma
CAMILA VALLEJO – leader studentesca cilena
MAURIZIO LANDINI – segretario generale FIOM CGIL
NICHI VENDOLA – presidente Sinistra Ecologia Libertà
MAPI PIZZOLANTE – portavoce TILT
Per manifestare la nostra voglia di democrazia sui luoghi di lavoro, contro la precarietà e per il diritto a una riforma del welfare che parli alle giovani generazioni, per un altro modello di Europa e di società, TILT incontra Camila Vallejo, leader del movimento studentesco cileno, Maurizio Landini e Nichi Vendola per parlare di un mondo diverso. Quello che vogliamo. Che nasce dalle speranze e dalla voglia di non arrendersi di tante ragazze e tanti ragazzi che sono scesi in piazza negli ultimi mesi per reclamare il diritto alla felicità.
—-
Camila Antonia Amaranta Vallejo Dowling (Santiago del Cile, 28 aprile 1988) è una studentessa universitaria e attivista cilena. Camila Vallejo ha ricoperto la presidenza della Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile (FECh). È stata la seconda donna chiamata a occupare questa posizione nei primi 105 anni di vita dell’organizzazione, dopo Marisol Prado, che ne detenne la presidenza dal 1997 al 1998.
Camila è salita alla ribalta imponendosi tra i principali leader di quel movimento studentesco che, a partire dal 13 giugno 2011, ha promosso ampie mobilitazioni e manifestazioni di protesta contro la presidenza di Sebastián Piñera e si è posto all’attenzione di tutto il mondo.
Domani Vendola alla Torre-Faro in centrale, ore 12.30
Sinistra e Libertà - 45 min 15 sec fa
Domani martedì 7 febbraio alle 12.30 il leader di Sinistra Ecologia Libertà e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che già si è speso presso il Governo a favore del ripristino dei servizi ferroviari notturni, sarà alla torre-faro del binario 21 in Stazione Centrale per incontrare Oliviero Cassini, arrampicato in protesta dallo scorso 8 dicembre, Stanislao Focarelli, che l’ha raggiunto nei giorni scorsi, e i loro colleghi lavoratori ex-Wagon Lits in presidio permanente.
In serata, alle 18 presso la Sala della Provincia di via Corridoni, Vendola parteciperà invece all’incontro pubblico promosso da Sel Per la giustizia sociale. Il destino dell’euro nella crisi finanziaria europea.
Ne discuterà con l’economista Pietro Modiano, presidente di Nomisma, l’eurodeputato del Pd Leonardo Domenici e il giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. Introduce Gennaro Migliore, responsabile esteri di Sinistra Ecologia Libertà. Coordina Chiara Cremonesi, capogruppo Sel in Regione Lombardia.
NichiVendola: Ossessionati…: Vi proponiamo un’intervista rilasciata oggi da Nichi all’agenzia Dire: 1) La riforma del lavoro. ... http://t.co/bUvlLWeW
Nichi Vendola - 47 min 14 sec fa
NichiVendola: Ossessionati…: Vi proponiamo un’intervista rilasciata oggi da Nichi all’agenzia Dire: 1) La riforma del lavoro. ... http://t.co/bUvlLWeW
NichiVendola: Ossessionati…: Vi proponiamo un’intervista rilasciata oggi da Nichi all’agenzia Dire: 1) La riforma del lavoro. ... http://t.co/xdyfaCqn
Nichi Vendola - 47 min 14 sec fa
NichiVendola: Ossessionati…: Vi proponiamo un’intervista rilasciata oggi da Nichi all’agenzia Dire: 1) La riforma del lavoro. ... http://t.co/xdyfaCqn
Governo/Legge elettorale: intervista Nichi Vendola (SEL) ad agenzia DIRE
Sinistra e Libertà - 47 min 30 sec fa
Fornero e Cancellieri? E’ ossessione ideologica =====
1) La riforma del lavoro. Dopo Fornero e Monti anche il ministro Cancellieri: tutto il problema sembra sia quello di ‘sfissare’ il posto, la necessità di avere mani libere per licenziare…
Siamo di fronte ad una autentica ossessione ideologica, che partorisce una sequenza di semplificazioni, di luoghi comuni, di battute assolutamente sgraziate ed infelici. Come quelle che si rincorrono di bocca in bocca sulle labbra dei piu’ importanti ministri di questo governo.
L’idea che la grande riforma attesa dalla societa’ italiana possa essere quella di un ulteriore forma di precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro; l’idea cioe’ che sia sufficiente abbattere cio’ che resta del sistema delle tutele che coinvolge una parte del mondo del lavoro, a me pare francamente un’idea che stride pesantemente con la realta’ di acuta crisi sociale che sta vivendo il nostro Paese.
Vedo che non e’ bastato evocare la monotonia del posto fisso, non e’ bastato questo incidente cosi’ emblematico per consigliare prudenza e cautela ai ministri del governo Monti. Persino la ministra Cancellieri si lascia andare a spericolate battute su quelli che vogliono il posto fisso attaccati alla gonna di mamma e sul fatto che, udite udite, siamo in un mondo in cui cambia tutto, e non si capisce perche’ dovrebbe rimanere questo totem del ‘900 che e’ l’articolo 18!!
Il punto e’ che coloro che ci invitano ad uscire dal ‘900 ci vogliono portare in una dimensione che non e’ quella della nostra contemporaneita’, ma e’ semplicemente l’ ‘800.
Per questa ragione le battute e gli annunci del governo Monti sono emblematici di una cultura schiettamente conservatrice.
2) la sinistra, il sindacato, le loro parole d’ordine e proposte non appartengono al secolo scorso?
Certo, se si immagina che la modernita’ debba consistere nel silenzio del sindacato, nella permanente ricattabilita’ di chi lavora, e nell’indifferenza della politica alle questioni che riguardano la vita delle persone in carne ed ossa che cercano lavoro o che cercano di non perdere il lavoro che hanno trovato o che cercano di qualificarsi nei processi produttivi; se tutto questo viene considerato antiquariato, se i diritti, le tutele, la civilta’ del lavoro vengono considerati antiquariato. Allora la sinistra e lo stesso sindacato non hanno piu’ ragion d’essere. Oppure si tratta di mettere in discussione un’egemonia culturale che ha cercato di rendere neutro il volto feroce di questo turbocapitalismo che sta devastando il Pianeta.
3) Il governo ‘tecnico’ diventa sempre più forte anche grazie ai disastri che combinano i partiti e che lasciano praterie aperte all’antipolitica.
Servono ancora i partiti?
I partiti servono, sono sicuramente imperfetti, sono diventati spesso e purtroppo essenzialmente macchine elettorali ed ingranaggi opachi.
Ma il punto e’ che si tratta di rifondare, di ricostruire la democrazia che consenta a tutti di poter partecipare, di potersi sentire protagonista di un processo collettivo democratico. La democrazia dei partiti e’ sicuramente piena di difetti , ma la democrazia senza i partiti e’ difficile persino immaginarla.
Allora il punto e’ che la vera casta - che sono le grandi lobby economico-politiche – non si sta battendo per la moralizzazione dei partiti. Ma semplicemente si sta battendo per la subordinazione totale e definitiva della politica a questo sistema castale delle grandi lobby.
4) Berlusconi torna in campo e apre alla riforme della legge elettorale. Sente puzza di bruciato o è decisivo cambiare il ‘porcellum’?
E’ decisivo cambiare il Porcellum.
Ovviamente Berlusconi, che e’ stato della Legge Porcata il committente e il mandante, cerca di entrare in sintonia – diciamo cosi’ – con un sentimento popolare di disprezzo nei confronti di questa mostruosita’ che e’ stato il sistema elettorale ideato da Calderoli per conto del centrodestra italiano.
Naturalmente il punto e’ che Berlusconi non opera sulla base di una conversione culturale o di una resipiscenza in tema di civilta’ democratica, ma opera secondo le sue convenienze. Quindi immagina di ritoccare la legge elettorale in chiave sartoriale, per vedere come ritagliare e ricucire il vestito elettorale piu’ idoneo agli interessi del suo partito.
Noi dobbiamo essere in grado di vigilare lungo il percorso di riforma elettorale, se il Parlamento sara’ in grado di far partire seriamente questi lavori. E dobbiamo rivendicare 2 principi fondamentali per la scrittura di una nuova legge elettorale: la difesa del pluralismo politico e la difesa delle coalizioni, la difesa cioe’ dell’idea che siano le coalizioni e non solo i partiti a presentarsi nell’agone elettorale.
Insomma un sistema elettorale intelligente che risponda sia ai problemi della democrazia rappresentativa e alla necessita’ che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti sia ai problemi della governabilita’.
Questo puo’ essere l’unico equilibrio accettabile.
Perche’ questo e’ un modo per affrontare la crisi italiana, la crisi democratica. E non per affrontare i problemi di bottega di chi sta nel Palazzo.
Roma, 6 febbraio 2012
Neve; Nieri (Sel): “Alemanno ha perso il controllo della città e di se stesso”
Sinistra e Libertà - 50 min fa
“Dopo aver perso il controllo della città, ora Alemanno sta perdendo anche il controllo di se stesso. Dopo la polemica con Gabrielli ora si scaglia anche contro il Ministro Cancellieri. In queste ore, inoltre, lo abbiamo visto polemizzare in modo furioso con tutti anche in tv. Ci chiediamo in che modo una persona che non sappia gestire, dal punto di vista politico e umano, simili situazioni possa governare una città con milioni di abitanti. E, probabilmente, dovrebbero chiederselo anche i consiglieri di maggioranza in Campidoglio e gli esponenti del suo partito”. E’ quanto dichiara Luigi Nieri, Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio.
“Invece di polemizzare con tutti, Alemanno farebbe bene a fornire delle risposte. Anche ad alcuni dei temi sollevati ieri dalla trasmissione ‘Presa Diretta’. Si è parlato infatti anche dell’alluvione del 20 ottobre in occasione della quale l’amministrazione capitolina diede un’ulteriore dimostrazione di incapacità – aggiunge Nieri – L’unico tema sul quale la presente amministrazione si sta mostrando efficiente è, purtroppo, la programmazione di nuove edificazioni nelle periferie romane. Forse invece di concentrarsi così tanto sul Piano Casa, Alemanno avrebbe dovuto lavorare di più sul Piano Neve. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, infatti, il Sindaco era così sicuro delle misure predisposte contro il rischio neve da aver rifiutato il supporto della Protezione Civile. A questo punto – conclude Nieri – sono i cittadini ad aver diritto ad una Commissione d’inchiesta che verifichi quanto accaduto e individui le responsabilità in questa triste vicenda”.
SEL Regione Piemonte, Cerutti: Nuovo piano sanitario: nessun modello di riferimento, ma solo creazione di nuovi enti.
Sinistra e Libertà - 1 ora 47 min fa
Avevamo già manifestato perplessità quando sono state presentate le federazioni sanitarie come nuovi soggetti in cui accentrare diverse funzioni di gestione e programmazione.
Oggi l’assessore Monferino dichiara che non c’è un modello di riferimento, ad eccezione della scelta di accentrare i servizi e della programmazione ospedaliera.
La realizzazione del piano viene demandata principalmente a scelte successive, espropriando di fatto il consiglio dei suoi poteri.
A ciò si aggiunge che l’obiettivo iniziale di razionalizzazione sembra essere assolutamente tradito con la creazione delle federazioni sanitarie e relativi direttori generali, e di una nuova entità per le emergenze.
Ci sembra di dire che anche in questo caso la montagna ha partorito un topolino dal punto di visto dell’impianto del piano sanitario.
Monica Cerutti, Sinistra Ecologia Libertà
SEL e Regione Puglia : “DDL libro: avviare presto un confronto istituzionale per procedere con la legge
Sinistra e Libertà - 1 ora 48 min fa
I gruppi consiliari di Sinistra ecologia libertà e La Puglia per Vendola hanno depositato nei giorni scorsi la proposta di legge sulla promozione del libro, della lettura e della piccola e media impresa editoriale pugliese.
La proposta di legge si propone di riconoscere il libro e la lettura come opera e strumento fondamentale per la crescita culturale e sociale dei cittadini e di tutelare e incentivare lo sviluppo economico e occupazionale del settore dell’editoria regionale attraverso la filiera produttiva della piccola media impresa.
Questa iniziativa intende avviare in sede istituzionale una discussione e un confronto sul libro ma anche sul ruolo generale che questa Regione sta attribuendo alla valorizzazione dell’impresa culturale. Nel testo si propone l’istituzione di un organismo che avrebbe il compito di dare attuazione e ufficializzare attività di promozione e sviluppo di progetti affini al settore editoriale, dai convegni di rilevanza nazionale, alle fiere specialistice di settore, alle iniziative nelle scuole etc… La PdL prevede la dotazione finanziaria di 200.000 euro da prelevare dal “Fondo globale per il finanziamento di leggi regionali di spesa corrente in corso di adozione”.
“Il nostro obiettivo- dichiara il consiglierer regionale Michele Ventricelli, primo firmatario della legge- è quello di avviare un confronto tra le parti, non solo interne al Consiglio Regionale ma anche esterne, si pensi agli enti locali, alle scuole, alle associazioni di categoria, alle associazioni che da tempo lavorano nel settore e che sono espressamente richiamate come interlocutrici privilegiati nella definizione delle linee strategiche per lo sviluppo di questo sistema. crediamo in tal senso che sia opportuno farlo a partire da una proposta di legge concreta. Uno sguardo privilegiato da parte nostra sicuramente andrà alla promozione di tutte quelle attività e meccanismi che riusciremo a mettere in campo per favorire e incentivare l’accesso al diritto al libro e alla lettura a quelle fasce di popolazione che ancora oggi sono escluse.”
Gruppo Consiliare
Sinistra ecologia libertà
Gruppo Consiliare
La Puglia per Vendola
Sinistra e Libertà Friuli Venezia Giulia: Petizione su incenerimento dei rifiuti
Sinistra e Libertà - 1 ora 51 min fa
Incenerimento rifiuti:
non tutto il centro sinistra ha votato contro la petizione n°16.
Quando Moretton afferma che il centro sinistra di Trieste è contrario alla chiusura del Termovalorizzatore di Trieste dice solo una parte della verità.
E’ vero che ha schierato il Partito Democratico contro la petizione che chiedeva un pronunciamento della Regione a favore del riciclo totale e contro la pratica dei termovalorizzatori come soluzione al problema rifiuti, ma Sinistra Ecologia e Libertà assieme ai consiglieri di Rifondazione Comunista, IDV e ai Cittadini hanno votato in modo opposto. (si veda voto per appello nominale)
Non è nemmeno vero che l’approvazione della mozione avrebbe comportato l’immediata chiusura dell’inceneritore di Trieste, perché la mozione voleva solo che il Consiglio Regionale si decidesse ad indicare chiaramente la strada che si vuole (o non vuole) intraprendere.
Queste sono tutte ambiguità e resistenze che spiegano come la differenziata a Trieste non riesca a superare un misero 20 % mentre nel resto della Regione si osservano percentuali nettamente migliori e che in alcune cittadine superano anche il 65 %.
Un’ultima considerazione che sembra procedurale ma è sostanziale: come è possibile che un ODG (n°1 firmato Moretton, Galasso , Sasco e Picco) possa essere approvato “in sostituzione” ad una petizione che altri hanno presentato?
La petizione andava approvata o respinta così come presentata dai proponenti e solo dopo, chi lo avesse voluto, poteva presentare un ordine del giorno.
Credo del tutto evidente che proseguendo su questa strada l’obbiettivo l’Europa ci pone, ma che l’Italia ha sottoscritto, (raccolta differenziata con una percentuale non inferiore al 65 % del totale entro il 2012 ) non potrà essere raggiunto e, di conseguenza, oltre tradire l’ambiente e quindi i nostri figli saremo costretti a pagare le penali per non aver rispettato i patti.
Stefano Pustetto
Consigliere regionale
Sinistra Ecologia Libertà
SEL Regione Piemonte: Cerutti: Audizione comitato referendario caccia. La Regione e’ inadempiente
Sinistra e Libertà - 1 ora 53 min fa
L’audizione informale del comitato referendario sulla caccia non ha portato ad alcuna novità.
Abbiamo apprezzato la presenza dell’assessore Sacchetto, che tuttavia non si e’ pronunciato su come la Regione intenda ottemperare alla sentenza del 29 dicembre 2010 che ha rimesso in campo i quesiti referendari.
Ad oggi infatti la Regione risulta inadempiente e intanto la commissione sta partorendo un mostro, che aumenta ad esempio le specie cacciabili, con un orientamento assolutamente contrario allo spirito referendario.
Nel frattempo continuano ad essere adottati dalla Giunta provvedimenti su singole specie, come nel caso dei caprioli nella seduta del 03 Febbraio.
Non potremo perciò desistere da un’intensa attività emendativa della legge in discussione in commissione, in attesa di sapere come si procederà sui referendum.
Abbiamo infine inviato quest’oggi la nostra richiesta di adesione formale al Comitato Promotore del Referendum sulla Caccia, consapevoli della necessità di unire gli sforzi di mobilitazione con tutti gli strumenti in nostro possesso.
Lettera a una Ministra che non sa chi siamo
Sinistra e Libertà - 3 ore 34 min fa
Cara Cancellieri, ho festeggiato il nascere di un governo di professionisti come l’esecutivo Monti, al posto di un governo di politicanti che stava distruggendo il mio Paese per tutelare le proprie clientele. Tuttavia negli ultimi giorni le esternazioni del Premier, della sua collega Fornero e le sue mi lasciano quantomeno asita. Basita perché riflettono una certa supponenza dettata dalla scarsa conoscenza di una generazione di “giovani” che è stanca di essere considerata tale ed aspira e lavora per diventare “adulta”.
Le racconto la mia storia perché è la storia di migliaia di trentenni che in questo momento Lei non rispetta.
Quando abbiamo iniziato l’università – fine anni 90 – i professori universitari inauguravano l’anno accademico dicendo che eravamo lì per studiare e diventare la nuova classe dirigente. Noi abbiamo creduto in loro, figli della stessa illusione che guidava i nostri genitori – spesso appartenenti alla piccola borghesia – che credevano di poter garantire un futuro migliore alla generazione successiva attraverso una laurea.
L’Università come investimento per il futuro. Del resto, come non chiamarla investimento? Orari di lezione improponibili per i pendolari, code di ore in segreteria studenti per un certificato o in attesa di essere ricevuti dal professore per la tesi o la registrazione di un esame.
Un investimento in termini di ore solo per orientarsi nella burocrazia universitaria. Un investimento in termini economici perché le borse di studio sono esigue rispetto alla popolazione universitaria e i controlli sulla veridicità delle richieste di borse, limitati se non nulli. E lo affermo con cognizione di causa avendo lavorato all’interno dell‘Ufficio Tasse di una nota Università del Nord Italia.
Non sono una sfigata come direbbe qualche suo collega (presumibilmente enfant prodige) poiché mi sono laureata a 25 anni, con una tesi all’estero e diversi stage e lavoretti prima di terminare gli studi. Vivo da sola, lontana da “mamma e papà” da quando avevo 20 anni.
Sono precaria da sempre, perché il settore in cui lavoro – il Terzo Settore – è al collasso come sanno tutti coloro che vi lavorano all’interno e come ignorano molti concittadini. Ho uno stipendio pari a 1.250 € al mese, che in una grande città del Nord Italia mi permette soltanto di vivere alla giornata.
Non posso avere un figlio, perché il mio contratto scade prima di una gravidanza. Non potrei averlo comunque, perché in una città come quella in cui abito non ci sono posti negli asili nido e non potrei pagare affitto e retta per mi@ figli@ soltanto con il mio stipendio.
Non posso comprare casa, perché con un contratto a termine nessuna banca mi concede un mutuo. Non potrei comprarla in contanti, la mia casa, e tantomeno sperare di farlo tra 10 anni, visto lo stipendio che guadagno. Però io sono una che ce l’ha fatta rispetto a tanti coetanei. Non sono stata costretta ad andare all’estero per realizzarmi e non ci sono voluta andare perché voglio migliorare la mia società e non quella di un’altra nazione.
Ho un lavoro di responsabilità, che amo e che mi sono scelta, e per riuscirci, signora Cancellieri, ho cambiato 3 città e a altrettanti posti di lavoro..
Oggi ho 33 anni, una laurea con ottimi voti, un master, parlo tre lingue. Eppure guadagno appena per sopravvivere ed inizio a pensare che per vivere serenamente con il mio attuale stipendio dovrei tornare in quella provincia da cui sono scappata tanti anni fa, dove gli affitti costano la metà e dove “mamma e papà” mi consentirebbero il lusso di avere un figlio e lavorare al contempo, come una giovane donna francese, tedesca, inglese.
Noi trentenni vogliamo stare vicino a mamma e papà, signora Cancellieri, perché lo Stato non è vicino a noi. Il Welfare State in Italia per i giovani non esiste, e mi pare non ci sia nessuna intenzione politica di svilupparlo.
Sono disposta a permanere in questa adolescenza fuori tempo, a questa incertezza di vivere indotta, ma non sono più disposta a sentirmi rimproverare l’appartenenza ad una presunta generazione di pigri, di bamboccioni, di sfigati.
Moltissimi tra noi “giovani ma mai adulti” non sono mai come ci state descrivendo da qualche giorno, ed è ora di mettere da parte slogan privi di verità sociale per considerarci cittadini e come tali, titolari di diritti. Diversamente, al bando l’ipocrisia, diteci che non sapete garantirci un’esistenza dignitosa: certamente non oggi, presumibilmente non domani.
Visto che abbiamo tutta la vita davanti, ce la cercheremo altrove.
Ma un Paese che non difende i suoi figli resta un Paese morto.
Lara
SEL Bologna Comunicato stampa – Io mi chiamo Giovanni Tizian
Sinistra e Libertà - 4 ore 22 min fa
Sinistra Ecologia e Libertà in collaborazione con le associazioni: daSud, No Name, ad Est e Tilt Vi invitano a partecipare alla presentazione del libro di Giovanni Tizian, Gotica.
Martedì 7 febbraio 0re 18,00 presso la Scuderia piazza verdi 2 a Bologna.
Sarà l’occasione per parlare di mafie in Emilia-Romagna, delle attività di contrasto alle mafie e del ruolo che in questo deve avere l’informazione troppo spesso da giornasti precari.
Parteciperanno l’autore, Gaetano Alessi (giornalista adEst), Antonella Cardone (del consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti), Celeste Costantino (daSud) e Claudio Fava (SEL).
L’evento si inserisce nella SECONDA FASE DELLA CAMPAGNA “Io mi chiamo Giovanni Tizian” alla quale SEL Bologna aderisce
“Io mi chiamo Giovanni Tizian”
BUONE PRATICHE ANTIMAFIE PER CAMBIARE L’ITALIA
Le mafie stanno sopra e sotto la linea Gotica. Stanno al Sud, come al Nord e a Roma è diventata una capitale anche per loro. Fanno affari, stanno nel cuore vivo delle città, parlano con la politica, infiltrano le professioni, immettono soldi freschi nel mercato in crisi. Sono parte della nostra società. Hanno e gestiscono consenso, trovano sempre maggiori complicità.
Giovanni Tizian, giornalista e militante dell’associazione daSud, lo ha denunciato con inchieste per diversi giornali e anche nel libro “Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” (Round Robin Editrice) e per questa ragione da quasi due mesi è costretto a vivere sotto scorta. L’associazione daSud ha lanciato la campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian” per tenere alta l’attenzione sul giornalista e ribadire che la lotta alle mafie – da Sud a Nord – deve essere una priorità del Paese.
La campagna – che ha avuto tappe a Bologna, Modena, Napoli, Palermo, Torino e molte altre città d’Italia e che vive con migliaia di adesioni sul web – torna a Roma, con Giovanni Tizian che presenterà per la prima volta nella Capitale il suo libro-inchiesta “Gotica” insieme al magistrato antimafia Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell’Associazione nazionale magistrati.
L’incontro sarà anche l’occasione per lanciare la seconda fase della campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian” con la proposta di diffondere buone pratiche antimafie per cambiare l’Italia.
L’incontro si svolgerà alle Scuderie, in Piazza Verdi a Bologna, ed è organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà insieme a daSud, Rete No Name, Tilt, ad Est, con il patrocinio del gruppo consiliare Sel-Verdi della regione Emilia Romagna.
Per informazioni e adesioni
iogiovannitizian@dasud.it
www.iomichiamogiovannitizian.org
SEL Bologna
NichiVendola: Gli ulivi monumentali sono un patrimonio da tutelare, un elemento storico e naturale caratteristico della nostra... http://t.co/JBB5Itzm
Nichi Vendola - 6 ore 40 min fa
NichiVendola: Gli ulivi monumentali sono un patrimonio da tutelare, un elemento storico e naturale caratteristico della nostra... http://t.co/JBB5Itzm
SEL Alto Adige: Toponomastica: di male in peggio!
Sinistra e Libertà - 7 ore 38 min fa
Non se ne sentiva certo bisogno, ma si apre in Consiglio Provinciale il dibattito imposto dalla SVP, sul delicato tema della Toponomastica. Si apre nel peggiore dei modi mentre la legalità relativa al bilinguismo della cartellonistica dei sentieri di montagna non è stata affatto ripristinata. Tale ripristino dovrebbe, ovviamente, essere preliminare a qualsiasi discussione in materia. Riteniamo, inoltre, nel merito, che sia molto debole, la richiesta avanzata da più parti, relativa alla pariteticità tra i gruppi linguistici nella “consulta cartografica” prevista dalla proposta di legge SVP in relazione all’istituzione di un “repertorio toponomastico provinciale”. Tale richiesta, infatti, avrebbe un senso solo se i compiti della Consulta fossero limitati, alla gestione dell’esistente, alla soluzione dei soli casi controversi e a eventuali nuove denominazioni toponomastiche relative a nuove località. La sostanza della toponomastica relativa a tutto ciò che è di interesse pubblico dovrebbe rimanere plurilingue ai sensi dello Statuto secondo i criteri già individuati dalla Commissione paritetica Stato-Provincia insediata in relazione alla cartellonistica dei sentieri di montagna. Senza questa garanzia di fondo non si tratterebbe affatto di una legge attuativa dello Statuto di autonomia e delle norme, ma di un nuovo tentativo di mettere le mani su materie regolate da norme di valore costituzionale in base ad una semplice legge ordinaria approvata a maggioranza. La Consulta, anche se fosse paritetica, avrebbe nei fatti una competenza senza limiti sulla materia e sulla sua composizione e sul suo lavoro deciderebbero, poi, a maggioranza Giunta e Consiglio provinciale, con seri rischi in relazione ai diritti di tutti i gruppi linguistici di potersi “leggere” nel vestito del territorio e alla possibilità di chiudere definitivamente la questione con una soluzione condivisa. La questione rischia di arrivare anche in sede di Corte Costituzionale con evidenti conseguenze politiche e istituzionali negative. E’ un grave errore, dunque, pensare di aggirare con deboli espedienti legislativi le questioni di fondo. Occorre dunque un vero passo indietro rispetto alle forzature e l’apertura di un vero dialogo per arrivare ad una soluzione che rispetti i diritti di tutti e che sappia superare la logica degli opposti nazionalismi.
Sinistra Ecologia libertà Alto Adige
Ragazze interrotte
Sinistra e Libertà - 8 ore 5 min fa
Rete delle donne di SEL organizza per il 3 e 4 marzo alla Casa internazionale delle donne a Roma, il convegno “Ragazze interrotte”. Una due giorni di workshop, dibattiti e assemblee.“Ragazze interrotte” è il titolo suggerito da Celeste Costantino per il nostro convegno di marzo. A me piace perché esprime il punto di vista di un soggetto femminile situato nella realtà di oggi, che legge la crisi mettendo al centro l’esistenza precaria delle giovani donne e facendo di questa esistenza il paradigma di una più generale lettura delle condizioni di vita di donne e uomini. E dai processi politici, attraversati oggi da nuove e contraddittorie – spesso “incontenibili” – forme di protagonismo delle donne, quel soggetto, in cui io ritrovo la traccia di molti percorsi di donne, può trarre gli elementi per riaprire il confronto sulle ragioni della politica in crisi e sui dilemmi della democrazia al suo declino. Le donne, “aggiunte” nella modernità all’una e all’altra dimensione – la democrazia e la politica – non ne sono mai state, proprio per esserne “parte” aggiunta, soggetto costituente ab imis – mai “al centro” del processo – neanche oggi, e possono, proprio in ragione della loro estraneità marginalità lontananza – o contraddittoria vicinanza – offrire radicali punti di vista e forti strumenti di decodificazione e di interpretazione del declino di quelle forme. Mai come nella fase che viviamo, mai, deve essere il nostro auspicio e impegno, come le donne più giovani.
A me il titolo è piaciuto proprio per le tante suggestioni che trasmette: perché, anche col riferimento al film di James Mangold, allude emblematicamente al nocciolo duro – materiale e simbolico – della storia delle donne e insieme perché, invitando a situarsi politicamente nel cuore della crisi, invita a contrastare il pensiero unico dominante imperniato sulle ineluttabili ricette liberiste e sui sacrifici sociali dettati dai banchieri e dai loro “tecnici”. Il tutto al grido patriottico del “non precipitiamo” nel baratro del default.
Ragazze interrotte: non da ora e non solo per la precarietà divorante dell’oggi. Qualcosa si è interrotto, lacerato fin dall’inizio della storia delle donne e si è risolto reiteratamente in fratture, divisioni, contrapposizioni. Tra la sfera pubblica e quella domestica, tra l’amor sacro e l’amor profano, tra la parola dell’agorà e il silenzio del focolare, tra il politico e il personale, tra il trascendente e il contingente, tra il simbolico e il materiale. Tra il produrre e il riprodurre. E altro ancora, che si rompe e interrompe ancor oggi, dopo che era sembrato che non dovesse più interrompersi. Viviamo il contraccolpo dell’illusoria certezza delle conquiste linearmente conquistate per sempre.
La storia delle donne è invece ancora storia di interruzioni e rotture. Non riesco a leggerla in modo diverso. Ma so – e lo sottolineo sempre con convinzione – che le rotture di oggi sono altra cosa che un ritorno al passato, anche quando ne richiamano i lati più oscuri. Sono tutte interne all’epoca che viviamo, in quella inestricabile connessione e complicità tra arcaico e moderno tipica della modernità e post modernità; tutte interne ai tumultuosi percorsi pieni di difficoltà, fughe in avanti e passi indietro che le donne hanno compiuto con la grande stagione del femminismo; ma pieni anche, proprio per la forza di quella stagione, del venire al mondo di una vocazione alla libertà, di un desiderio di libertà che hanno prodotto uno scarto difficilmente riassorbibile. C’è oggi un rapporto qualitativamente diverso delle donne col mondo, con l’ordine delle cose, col potere maschile e con la crisi profonda che l’attanaglia: tutto questo è il segno della fase che viviamo e capire a fondo in che cosa consista questo diverso rapporto è l’interrogativo di fondo con cui confrontarsi. Per restituirne il senso, se si vuole, alla politica. E comunque alle relazioni umane e alla nostra vita.
C’è un lato della realtà delle donne continuamente rappresentato che rischia invece di diventare l’unico nella percezione pubblica e nella costruzione di senso che il potere mediatico sopra tutti gli altri veicola e mette in scena: il pornografico rapporto tra sesso e potere e il mercimonio dei palazzi; le “olgettine” col book delle foto in borsetta e il corpo esposto di cui parla Zanardo; la donna a una dimensione – dalla donna-oggetto alla donna-merce – e l’emancipazione malata; la dignità femminile offesa dal “bunga bunga” e l’omologazione delle donne in carriera, che ancora vogliono essere nominate al maschile.
Ma è l’altro lato che va riacchiappato e interrogato: quel cambiamento che rimane, quello scarto che sta nelle cose, che vive incarnato nell’esperienza di molte giovani donne e ragazze.
In che cosa vale davvero ancora? Può essere soltanto la richiesta di quote e norme di salvaguardia, quello che rimane? Oppure il ripiegamento sui guai “femminili”, o le tragedie anche, che “sono sempre le stesse cose che accadono nella vita delle donne”? E, per dare una risposta ai problemi, c’è solo la richiesta della conciliazione, del diritto alla maternità, dei posti nella rappresentanza?
Oscillazione malefica quella tra ripiegamento sui guai e rivendicazione di presenze purché siano, e tuttavia ineludibile e incalzante, perché comunque sia su un lato sia sull’altro non si può tacere e far finta di niente.
Dove si è rotta o come si è trasformata quella storia che abbiamo chiamato la rivoluzione più lunga? Un rifluire improvviso nel più generale rifluire della sinistra, una promessa non mantenuta, una trasmissione non avvenuta?
In Italia, in modo particolare.
Confronto politico tra le generazioni: è utile per capire? Utile per la politica delle donne? Sicuramente sì, purché sia davvero confronto politico e scambio politico. Circolare. Per rinominare le cose.
“Ragazze interrotte”: è un titolo che invita a fare i conti con molte prospettive e problematiche. Dice di un punto di vista situato, radicato nel presente della crisi economico-finanziaria, degli effetti che questa crisi ha nella vita di tutti ma soprattutto sulla vita delle donne, perché là la crisi si manifesta in tutta la sua portata paradigmatica e più in profondità che altrove mostra i guasti del liberismo e delle ricette sociali che hanno quella matrice. E nell’attitudine femminile, così radicalmente sedimentata, a gestire le difficoltà facendosene carico e mettendosi, malgrado tutto, sempre a disposizione degli affetti e delle relazioni domestiche, mostra anche, crudelmente, dove sia la radice di quegli esiti di adattamento e accettazione che rendono socialmente opachi e inintelligibile gli attacchi violenti, da agguerrito conservatore, che il professor Monti fa al welfare state, ai diritti del lavoro, alla cittadinanza sociale.
Siamo a rischio di default per eccesso di buonismo dei governi che sono venuti prima: questo in sintesi il messaggio, la moral suasion all’accettazione dei sacrifici da parte del governo Monti.
E le donne? La moral suasion è indirizzata in primis a loro, perché sono ancora loro la stampella del default sociale, necessario per evitare quello dei conti dello Stato.
La cura del mondo che viene dalle donne, invece di trasformarsi –come sarebbe necessario – in strumento di resistenza, paradigma alternativo del modo di affrontare la crisi, offre supporto pratico e psicologico all’assalto di chi vuol definitivamente voltare pagina.
Ma potrebbe non essere così. Vorremmo che non fosse così. Dobbiamo lavorare a che non sia così.
Occorre alimentare una forte critica al liberismo autoritario e miserevolmente compassionevole che alla crisi economico –finanziaria risponde non col cambiamento ma con la cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali.
Occorre innanzitutto osservare, come dice Amartya Sen e sostengono economiste femministe come Antonella Picchio, che la crisi evidenzia “una questione morale, non solo nel senso della corruzione e del saccheggio compiuto dagli intermediari finanziari e in quello della ignavia delle istituzioni di controllo che li hanno lasciati fare, ma di un vizio di fondo delle teorie economiche dominanti che rimuovono gli aspetti etici e relazionali dalla teoria delle scelte individuali, liberando così gli agenti economici da ogni responsabilità rispetto ai risultati del loro operato, isolandoli da un contesto di relazioni personali e sociali e riducendo le loro motivazioni al puro interesse acquisitivo.”
Aspetti etici e relazionali che stanno a fondamento della cura e del lavoro di cura e manutenzione dell’esistenza che le donne svolgono e che vanno assunti come paradigma epistemologico dell’agire politico e della proposta di rinnovamento della politica. Per essere in grado, come primo passo, di non soccombere di fronte all’”ineluttabilità” delle politiche liberiste e delle logiche del mercato.
Una visione non di adattamento ma di critica dei cambiamenti all’indietro in atto è propedeutica alla rinascita della politica, soprattutto perché se politica deve essere bisogna saper ristabilire linee discriminanti rispetto all’indifferenziato spirito bipartisan che annienta i punti di vista diversi, li omologa nel pensiero unico, rende inutile, ininfluente, disprezzabile l’esistenza della politica incarnata nei partiti.
A che servono? A niente. Solo ad accaparrare denaro pubblico e a occupare posti di potere. E come si fa con la democrazia, senza i partiti? E a che serve la democrazia? Meglio il governo tecnico o il salvatore del Paese o chiunque, anche un capo autoritario, purché sappia decidere e salvarci.
Diagnosi e critica del presente. Due mosse per ripartire e poi la terza, quella più difficile: elaborare proposte, percorsi, pratiche.
Oggi la crisi si manifesta in tutta la sua portata devastante e i grandi cambiamenti economici sociali politici che si manifestano a livello planetario modificano radicalmente i modelli di vita e le relazioni tra i popoli e tra gli Stati, alimentando nuove contraddizioni e tensioni.
Ma anche inedite occasioni di pensare il cambiamento, cercare strade diverse per dare risposta positiva ai problemi dell’oggi aprendo prospettive per cui valga la pena di battersi.
Soprattutto, tutto questo vale per le nuove generazioni, alle quali la crisi sottrae sì il futuro ma che posseggono, proprio per la condizione di precarietà in cui vivono oltre che per la fase che vivono, l’attitudine a guardare il mondo senza nostalgie né vincoli mentali, spesso con autentica curiosità e speranza, cercando soluzioni inedite altrimenti impensabili. E mettendo in gioco desideri e punti di vista che partono da loro e dal loro vivere.
Le relazioni interpersonali, sociali e simboliche tra i sessi, il modo di guardare ai rapporti tra le generazioni, il rapporto con la politica, la rappresentanza, i modelli sociali ereditati dal passato, l’autorità e il prestigio del potere: tutto questo costituisce una parte fondamentale dell’esperienza sociale ed è oggi segnata fortemente da processi di femminilizzazione. Tutto questo entra in gioco anche nei percorsi di formazione delle giovani generazioni, costituendo materia importante del possibile campo del cambiamento e del rinnovamento della politica. Soprattutto delle giovani donne e delle ragazze.
Le parole chiave e le proposte chiave. Se non le donne, chi? Questa la domanda. Va posta tuttavia, questa domanda, non in modo retorico e discorsivo, ma sapendo che è una domanda esigente e la risposta non può essere retorica, né automatica né facile né soprattutto univoca sul piano politico. Ma, soprattutto, è una domanda che vale nella sua portata spiazzante se davvero ridisegna l’ordine del discorso e obbliga a riposizionare il punto di osservazione e di analisi, favorendo quella visione critica di cui abbiamo quanto mai bisogno.
Elettra Deiana
Il cigno nero
Sinistra e Libertà - 8 ore 8 min fa
“Maria Francesca Garritano è una ballerina di 33 anni. È brava a tal punto da diventare etoile alla Scala di Milano. Un sogno realizzato, che si è infranto qualche giorno fa quando è stata licenziata per il suo libro “La verità, vi prego, sulla danza”. Giusta causa. Avrebbe leso l’immagine della Scala con le sue denunce sul regime alimentare a cui sarebbero sottoposte le ragazze: molte sono anoressiche, altre corrono questo rischio. “Sette su dieci non riescono ad avere neanche le mestruazioni”. Si sa da sempre, Mary ha avuto il coraggio di dirlo. Non può essere lasciata sola”.
SEL Firenze, L’Europa: spazio dei diritti o dell’esclusione? – Firenze 10 Febbraio
Sinistra e Libertà - 9 ore 26 min fa
FIRENZE
VENERDI’ 10 FEBBRAIO
PALAZZO VECCHIO
Sala della Miniatura
L’EUROPA: SPAZIO DEI DIRITTI O DELL’ESCLUSIONE?
ORE 10:30/12:30 Prima sessione: Diritti affermati e diritti agiti in Europa
coordina Mauro Palma Consiglio Europeo per la Cooperazione Penalistica, Forum Diritti e Cittadinanza, Presidenza di SEL
Relazioni di:
Pietro Marcenaro Presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione diritti umani del Senato
Christopher Hein Direttore del Consiglio Italiano Rifugiati
Chiara Favilli Professore associato di Diritto dell’Unione Europea, Università LUMSA, Roma
Giuseppe Allegri Saggista
PAUSA PRANZO
ORE 13:30/15:30 Seconda sessione: I diritti e le soggettività
coordina Monica Cerutti Responsabile Diritti e Cittadinanza, Coordinamento Nazionale di SEL
Relazioni di:
Emilio Santoro Professore associato di Filosofia e Sociologia del diritto, Docente di Diritto degli stranieri, ‘Università degli studi di Firenze
Said Chaibi Associazione Tilt
Cathy La Torre Avvocata specializzata in Diritto antidiscriminazione, Consigliera comunale a Bologna
Bianca Pomeranzi Femminista, Esperta di cooperazione internazionale
ORE 16:00/18:00 Terza sessione: Europa dei diritti e contesto internazionale
coordina: Pasqualina Napoletano Comitato Scientifico SEL
Relazioni di:
Massimo Livi Bacci Commissione Esteri del Senato, PD
Valdo Spini Professore associato di Storia delle relazioni economiche internazionali, ‘Università degli studi di Firenze, Consigliere Comunale a Firenze
Gennaro Migliore Responsabile Relazioni Internazionali SEL
Un successo l’iniziativa: La Calabria dal volto umano per l’integrazione, la convivenza e le nuove opportunità
Sinistra e Libertà - 11 ore 18 min fa
Si è tenuto ieri, sabato 4 gennaio, nella Sala Consiliare del Comune di Calopezzati promosso dal Circolo di SEL Calopezzati “Pier Paolo Pasolini” il dibattito “La Calabria dal volto umano per l’integrazione, la convivenza e le nuove opportunità” incentrato sul tema dei migranti.
Ospiti in sala Don Nicola ALESSIO (Parroco di Calopezzati), Alberto LAISE (Segretaio SEL Corigliano Calabro), Biagio FRASCA (Segretario Associazione “Un Sogno per la Strada”), Carlo CARAVETTA (Portavoce Associazione “Torre del Cupo”), Pasquale PEDACE (Assessore Comune di Calopezzati) ed Angelo BROCCOLO (Presidente Assemblea Regionale SEL).
Come ho avuto modo di evidenziare Fabio Pugliese (Segretario del Circolo di SEL Calopezzati e moderatore dell’evento), “questo dibattito ha registrato un ospite gradito: la DISCUSSIONE POLITICA che da anni era assente a Calopezzati e che grazie a SEL è ritornata peraltro su un tema importante come quello dell’integrazione dei migranti”.
Molto apprezzato l’intervento di Don Nicola Alessio che ha espresso quello che dovrebbe essere il comportamento etico e morale non solo di un cattolico ma più in generale di un uomo nei confronti di questi ”fratelli sfortunati”.
Così come è stato molto apprezzato l’intervento di Carlo Caravetta – portavoce dell’Associazione “Torre del Cupo” che da anni studia e monitora i flussi migratori nella sibaritide – che ha avuto modo di chiarire e di sfatare alcuni luoghi comuni. Tra i tanti, i più rilevanti:
1) I migranti presenti nella sibaritide (quindi anche quelli presenti a Calopezzati), svolgono lavori che ormai nessun giovane calabrese vuole più svolgere: bracciate agricolo, muratore, badanti, ecc.
2) Non sono dediti alla delinquenza tant’è vero che la Questura di Rossano ritiene “quasi nullo” l’illecito dovuto all’azione dei migranti.
Biagio Frasca nel suo intervento ha utilizzato un proiettore per far vedere a tutti i convenuti il video “Siamo tutti di nove mesi” sulla condizione di vita di alcuni migranti di Corigliano Calabro (video che includeva una intervista ad un migrante molto, molto interessante).
Di seguito gli interventi politici. Quelli dell’Assessore del Comune di Calopezzati Pasquale Pedace, di Alberto Laise (Segretario di SEL Corigliano Calabro), e di Angelo Broccolo (Presidente Assemblea Regionale SEL), che hanno avuto modo di far rilevare quanto:
- La presenza dei migranti nelle nostre comunità è molto importante sotto l’aspetto demografico (ad esempio grazie a molti dei loro figli molte classi delle nostre scuole riescono a resistere sul territorio alla chiusura imposta dalle leggi della Gelmini e più in generale popolano un territorio che va sempre di più a svuotarsi di giovani);
- I migranti nelle nostre comunità svolgono lavori vitali all’economia del nostro territorio: senza più braccianti agricoli, badanti, ecc. il nostro territorio non sopravvivrebbe;
- I migranti presenti nel nostro territorio vengono sottopagati, spesso non hanno diritti e vivono in condizioni pessime perché non esiste una POLITICA dell’ACCOGLIENZA.
“Eppure servirebbe avere una Politica dell’Accoglienza dal momento che- come ieri abbiamo avuto modo di capire e dimostrare – predisponendo politiche opportune riusciremmo, ad esempio, ad incentivare il loro insediamento nel nostro territorio; a disporre quanto dovuto affinché il loro possa diventare un insediamento agile; a fare in modo che i migranti diventino una risorsa per l’economia dei nostri paesi molto di più di quanto non lo siano già oggi” afferma Fabio Pugliese.
“Da coordinatore del circolo di SEL Calopezzati – Conclude Pugliese – debbo ringraziare tutti e, soprattutto, devo confessare di essere stato orgoglioso di aver contribuito ad organizzare questo incontro che ci ha aiutato a conoscere aspetti sul tema dell’integrazione che molti di noi ignoravano, ci ha aiutati a spazzar via molti stupidi e ridicoli luoghi comuni e pregiudizi; e poi, infine, ci ha aiutati ad avere delle conoscenze sul tema dell’immigrazione che utilizzeremo contro l’ignoranza ed il razzismo che spesso sono presenti nelle nostre piccole comunità e che deviano dalla realtà (e quindi dalla verità), diventando controproducenti e poco utili allo sviluppo del territorio”.
Circolo di Sinistra Ecologia e Libertà
“Pier Paolo Pasolini”
di Calopezzati
Circolo di Sinistra Ecologia Libertà
Lazio; Nieri (Sel): “Per Giunta più importante Festival del cinema che Protezione Civile”
Sinistra e Libertà - 11 ore 20 min fa
“E’ grave che la Presidente della Regione Lazio, in due anni, non abbia sentito la necessità di nominare il direttore della Protezione Civile regionale e dunque di rafforzare il settore. Si sono perse settimane nella discussione sul direttore del Festival del Cinema ma nessuno, in Giunta, ha sentito la necessità di provvedere, o di porre all’ordine del giorno, la nomina del direttore di una struttura così importante. I risultati sono evidenti. L’emergenza non ha colpito gravemente solo Roma. Numerosi sono i Comuni della Regione, specie in Ciociaria, abbandonati e tanti i cittadini che stanno vivendo ore drammatiche. Se non fosse stato per la generosità dei volontari e per il sostegno di tante persone di buona volontà saremmo andati incontro a uno scenario anche peggiore. Un disastro dovuto anche ai tanti tagli agli Enti Locali, nonché alle tante privatizzazioni in corso nel nostro Paese. Non è questo il momento delle polemiche. Ad ogni modo, però, alla ripresa del Consiglio qualcuno, su questo tema, dovrà delle spiegazioni, nell’interesse dei cittadini”. E’ quanto dichiara Luigi Nieri, Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio.
Il valore (legale) della laurea
Sinistra e Libertà - 12 ore 46 min fa
Nonostante la recente smentita del Presidente del Consiglio (Corriere on line del 27 gennaio) l’idea di abolire il valore legale dei titoli di studio, sicuramente concepita a partire dalle migliori intenzioni, è un progetto in contrasto con consolidati principi del nostro ordinamento giuridico e sociale (I) che, se adottato nella sua estrema configurazione, potrebbe aumentare le iniquità sociali (II)I. Una proposta in contrasto con alcuni principi giuridici e sociali
Abolire il valore legale del titolo di studio superiore, la laurea, significherebbe l’automatica equiparazione, nell’astratto mondo del “puro diritto”, di persone in situazioni concretamente differenti.
In altri termini , tale proposta, comporterebbe automaticamente la rottura del principio repubblicano di uguaglianza nell’accesso alle pubbliche cariche, garantito dalla Costituzione e proprio a tutti i paesi dell’Europa Occidentale.
Inoltre, rendere le lauree giuridicamente semplici “pezzi di carta” (almeno per quanto riguarda i concorsi pubblici), oltre a non modificare la situazione pregressa per il settore privato, avrebbe la conseguenza di incrinare quel principio costituzionale, ma anche di buon senso civile e di alto valore civico, in forza del quale la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine materiale che impediscono un’uguaglianza effettiva tra i cittadini. Difatti, avere lauree senza valore legale privilegerebbe, almeno in un primo momento, quelle università che oggi godono (a torto o ragione) del più alto prestigio sul mercato del lavoro, escludendo ipso facto tutte le altre, penalizzando cosi coloro che, per le più svariate ragioni, hanno svolto il proprio corso di studi presso facoltà meno “quotate”.
La proposta suddetta, pero’, non è solo contraria tali principi fondamentali ma si dimostra, alla stregua di molti progetti del Governo, come portatrice di profonde iniquità sociali.
II. Una proposta iniqua
La cancellazione del valore legale della laurea o di altri titoli di studio acuirebbe le diseguaglianze sociali tra coloro che posso permettersi un corso di alto livello a forte valore aggiunto e quelle persone che ne sarebbero escluse. Ciò anche perché il Governo, appoggiandosi solo su concetti puramente vetero-liberali, non ha considerato(o non ha voluto prendere atto ) la necessità di porre in essere un sistema accademico autenticamente selettivo e non discriminatorio.
Risulta evidente che le deduzioni del Governo si basano sul postulato secondo cui i titoli universitari non possano essere tutti uguali, poiché tale uguaglianza non darebbe ragione di situazioni di fatto differenti.
Dalla suddetta affermazione scaturisce la volontà di porre in essere un ranking tra gli atenei e, di conseguenza, una tabella di conversione dei voti attribuiti agli esami di profitto, in base alla quale un 30 attribuito da un professore di un’università X equivarrebbe ad un 25 nella stessa materia ma attribuito da un’istituzione meglio classificata.
Tale ragionamento presta il fianco ad alcune considerazioni :
La compilazione di tale ranking interuniversitario non è esente da pericoli di conflitto di interessi tra gli stessi docenti, rettori o presidi, chiamati a giudicare istituzioni di colleghi, oltre ad essere una pratica la cui efficacia non è assolutamente provata. Difatti, classifiche internazionali come quella di Shanghai hanno da sempre sollevato molte critiche per i “fumosi” metodi valutativi (soprattutto per le facoltà di scienze umane) e per la palese inefficacia nel quantificare il parametro più importante: la corretta trasmissione del sapere da docente ad allievo, la cui valutazione è per definizione frutto di molte, troppe, variabili.
Trasporre un analogo sistema valutativo alle nostre università, non servirebbe dunque a stilare una classifica di quegli atenei in cui il sapere venga trasmesso in modo migliore rispetto ad altre. Anzi, ciò tradurrebbe un’implicita gerarchizzazione del sapere e della conoscenza, che verrebbe surrettiziamente divisa tra erudizione di “serie A” e di “serie B”.
I voti degli esami di profitto risentono delle stesse succitate incongruenze, come poter valutare un 30 in una università di “provincia” (ma ha senso parlare di atenei di “provincia” in un Mondo in cui le nostre più prestigiose istituzioni accademiche sono esse stesse considerate inefficienti e provinciali?) rispetto allo stesso voto attribuito presso “un’importante” centro studi di una grande città? E se per una qualche bizzarria del destino il giovane che studi nella “piccola” facoltà meritasse veramente quel voto?
Inoltre, rinchiudere i giovani in “ranking” universitari si rivelerà profondamente esiziale per il loro stesso avvenire. In Francia, dove esiste de facto un sistema di ranking universitario estremamente rigido, è stato più volte dimostrato che un giovane (magari appartenente a qualche altra minoranza “visibile”) che si diplomi, spesso per cause indipendenti dalla sua volontà in un ateneo di “seconda fascia”, avrà molte più difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro rispetto ad un suo coetaneo che per diversi motivi si sia laureato in più rinomate istituzioni. Il primo andrà ad accrescere le fila degli scontenti e degli emarginati, con risultati nefasti per l’economia e lo stesso ordine pubblico (si rimanda, tra l’altro alla recente “rivolta” delle banlieues).
La classificazione degli istituti di istruzione, conseguente alla perdita del valore legale della laurea, è uno dei fattori coadiuvanti l’immobilismo sociale. Difatti, specialmente nel nostro paese, come anche in altri del resto, le “migliori” università in molte materie “forti” sul mercato del lavoro (in primis economia e giurisprudenza) sono private e, ad oggi, prevedono solo un blando sistema di borse di studio ed altri aiuti ai meno abbienti. Ergo, solo i ragazzi provenienti da classi sociali facoltose o comunque culturalmente più preparate (spesso tuttavia vi è coincidenza tra queste ) potranno sperare di accedervi con ragionevoli possibilità di successo, cercando di ripetere lo stesso percorso dei loro padri. In Francia, gli studenti che frequentano l’Ecole Polytechnique o la Haute école de commerce o ancora l’Ecole normale supérieure, discendono per la stragrande maggioranza da classi medio-alto borghesi, tant’è che in tempi recenti sono stati introdotti concorsi speciali di ammissione per studenti provenienti da classi sociali più disagiate, proprio per ovviare a tale problema.
Infine, l’idea che sottrarre il valore legale alla laurea permetta “all’uomo medio” di presentarsi con successo ai concorsi pubblici è, alla luce di comprovate esperienze in alcuni Stati esteri (Francia in testa), un’autentica utopia. Difatti, solo coloro che possiedano le migliori conoscenze saranno in grado di affrontare con successo prove di esame spesso molto complesse, che dovrebbero essere imparziali e “pulite”(ma nel caso dell’Italia sappiamo che non è sempre cosi) .
In definitiva, il problema della nostra università non passa certo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio ma tramite una profonda riforma del nostro sistema di istruzione. In tal senso, alcune proposte potrebbero essere :
Una maggiore selettività di professori e personale docente, in primis, mediante una revisione completa delle modalità di selezione e accesso alle carriere accademiche, anche con l’ausilio di commissioni di esame composte da docenti stranieri.
Un più ampio ed efficace meccanismo di borse di studio (il modello americano in questo potrebbe aiutare di molto) accompagnato da un contestuale abbattimento delle tasse universitarie.
Una maggiore selezione per l’accesso a tutte le facoltà, test d’ingresso e numeri chiusi dovrebbero essere generalizzati.
Un irrigidimento delle disciplina degli esami di profitto : la pratica della “rinuncia” al voto, caso unico in Europa, dovrebbe essere debellata a favore di esami “secchi” a date fisse e non negoziabili. Inoltre, per garantire una maggior corrispondenza tra voto di esame e conoscenza della materia da parte del candidato, sarebbe opportuno (come avviene in Francia per il locale esame di maturità) che l’esaminando sia valutato da commissioni esterne all’università in cui è iscritto.
Un miglior accompagnamento degli studenti lavoratori tramite appelli ad hoc ed un riconoscimento effettivo dell’esperienza di lavoro anche per l’acquisizione di titoli accademici.
Una riduzione del numero delle università (80 sono evidentemente troppe) e contestualmente una più importante redistribuzione dei fondi a favore dell’insegnamento pubblico. Le università pubbliche dovrebbero diventare la vera punta di diamante del nostro sistema accademico perché uno Stato moderno, pur incoraggiando la libertà di insegnamento, non può permettersi di abbandonare l’istruzione di alto livello a privati di ogni genere e convinzione.
Cosi com’è, purtroppo, la proposta del Governo, seppur rinviata sine die, è un regalo alle due istituzioni accademiche da cui proviene buona parte dei membri dell’esecutivo. Esse, senza dubbio, sarebbero tra le poche entità in grado di far valere il proprio nome “commerciale” sul mercato del lavoro, nell’inevitabile periodo di assestamento che segue ogni riforma.
Per concludere, la decurtazione del valore legale alla laurea, con le conseguenti classifiche paventate, avrebbe come estrema conseguenza la disarticolazione di un importante servizio pubblico qual’è quello universitario, il quale deve essere di alta qualità, accessibile e diffuso su tutto il territorio nazionale. I nostri giovani dovrebbero avere la possibilità di entrare in una qualsiasi università del nostro paese consapevoli del gran carico di lavoro che li attende ma coscienti dell’alta qualità dell’istruzione impartita.
Ernesto Benelli







